JESUS Novembre 2005
Un giorno, all'epoca del Concilio, il cardinale belga Suenens, uno dei grandi protagonisti dell'assemblea, disse che sarebbe stato bello che, come i religiosi rinnovano ogni anno i loro voti, così gli sposi cristiani rinnovassero ogni anno le loro reciproche promesse. Il giorno seguente un importante quotidiano romano pubblicava con grande evidenza: "Suenens propone il matrimonio annuale rinnovabile"..
Il responsabile dell'equivoco non era uno sciocco, al contrario era stato sino a pochi giorni prima un autorevole corrispondente da Mosca. Il problema era che non aveva se non scarse e confuse idee (anzi: luoghi comuni) sulla Chiesa e sulla religione cattolica; e questa era anche la situazione del suo direttore.
L'episodio mi è tornato in mente più volte lo scorso mese, leggendo alcuni articoli sul dibattito sinodale. Lo svolgimento di questa assemblea episcopale è stato un momento alto della vita ecclesiale, sia per la delicatezza (sarei tentato di dire: la grandiosità) del tema sia per i contributi dei partecipanti; e tuttavia una non piccola parte di giornalisti addetti ai lavori piuttosto che affrontare i problemi drammatici della Chiesa del 2005, ha cercato e amplificato minuzie che toccassero gli aspetti- come dire? - folkloristici, quelli soprattutto esteriori, capaci di inquietare i "fedeli" meno colti, di far pensare loro: "ma non sarà più come una volta?". Il Sinodo parlava di intercomunione e loro di particole date in mano o in bocca; il Sinodo di scarsità di clero missionario e loro di quale partecipazione di donne alle celebrazioni liturgiche, il Sinodo di intrinseca connessione fra eucarestia e impegno per la giustizia e loro di pettegolezzi e di nuove e antiche alleanze tra immaginarie fazioni ecclesiastiche.
Al ristretto gruppo dei cosiddetti vaticanisti (io, che ho fatto parte della categoria, preferivo definirmi "informatore religioso") i quali studiano, si informano, approfondiscono e poi scrivono si aggiunge purtroppo nei momenti in cui, come si dice volgarmente, la Chiesa "fa spettacolo", una pletora di mestieranri che per esere italiani si considerano informati sul cristianesimo mentre in realtà sono fermi al catechismo della prima comunione ormai confuso nella memoria. Fenomeno doloroso che contribuisce a una vera e propria disinformazione del pubblico.
Peggio ancora è quel che succede quando poi i sedicenti "esperti" si mettono al servizio di polemiche accese. Poche volte ho assistiito a uno spettacolo più avvilente per la categoria giornalistica alla quale mi onoro di appartenere del dibattito che si è svolto qualche settimana fa nel "salotto" di Giuliano Ferrara. Hans Küng vi era stato invitato a parlare del suo recente libro sull'Islam. Un noto giornalista televisivo dallo sguardo un po' spiritato lo assaltava di domande con l'evidente intento di dimostrare che il teologo era, almeno un po', eretico. Quando, a un certo punto, Küng, sorpreo dall'enormità di alcune affermazioni di quello che ambiva essere un avversario, sorridendo gli ha domandato: "Ma lei il mio libro l'ha letto?" la risposta è stata "Certo che no: avevo ben altro da fare".