JESUS

febbraio 2004

LA SCONFITTA DEI RAZZISTI

La lunga degenza per una gamba rotta non è propriamente un periodo divertente, soprattutto per un tipo come me, il cui caratteraccio  è, per così dire, accentuato da una fremente impazienza di fronte a ogni difficoltà. Il cappellano che è venuto a trovarmi sostiene,  come il parroco di Bernanos, che "tutto è grazia", che anche l'umiliazione  di una inattività coatta può aprire il cuore a una maggiore consapevolezza di sé e del disordine vitalistico di quando si sta "bene": Io sorrido, annuisco, un po' vigliaccamente, perché avrei voglia di rispondergli. "Lei non può saperlo: io ho tante cose da fare". Ma so che ha ragione e mi lascio andare ai disegni della Provvidenza. D'altra parte, i primi giorni dopo l'operazione, fatico ad alzare la testa dal guanciale. Così Natale scivola via nel sopore e anche il fragore dei "botti" di Capodanno mi sembra rispettare la "zona ospedaliera" in cui mi trovo.

Finalmente arrivano i giorni in cui la convalescenza mi consente di approdare al porto amato della lettura, cioè a quel periodo in cui, come mi succede sempre quando sono malato, il letto diventa la base da cui immergersi in pagine che portano lontano. Una piccola torre di libri si eleva dal comodino: incontri con persone e paesi che avevo dovuto rinviare, adesso animano la mia immobilità, distruggono la noia.

Il primo volume che mi consente di viaggiare col pensiero è un "giornale di viaggio" di Jules L. Dutreuil de Rhins, "Il Regno di Annam" (ObarraO edizio-ni).  Esploratore francese, poi ucciso ai confini del Tibet, questo Dutreuil accettò nel 1876 di comandare una nave in disfacimento che il governo di Parigi aveva munificamente  regalato al re dell'Annam, una parte di quello che più tardi sarebbe diventato il Vietnam. Fu dunque uno di quegli esploratori europei che nel secolo XIX affrontarono insidie naturali e ostilità di indigeni per allargare le frontiere delle conoscenze  geografiche, e rendere più piccola la Terra. Onore alle loro fatiche e al loro coraggio che ebbe spesso i colori della temerarietà; ma orrore per la convinzione incrollabile che li possedeva e animava, di essere gli unici veri "uomini" in paesi di selvaggi senza dignità; e che, prima o poi, i soldati dell'Occidente avrebbero dovuto conquistare per colonizzarli: cioè rapinarli di ogni ricchezza, con il pretesto della civilizzazione.

Nelle pagine di Dutreuil ritrovo l'incanto di luoghi di stupenda bellezza di cui porto una inestinguibile  nostalgia: il Passo delle Nuvole, il Fiume dei Profumi, la città-gioiello  di Huè … Ma tutto il resto è come avvelenato dal feroce disprezzo per le popolazioni: gli annamiti, secondo il viaggiatore francese, sono brutti, sporchi, infidi, ignoranti, infingardi. Meno di ottant'anni più tardi,  a Diem Bien Phu, i discendenti di quella spazzatura  umana stroncheranno le armate dei conquistatori  francesi. e vent'anni più tardi debelleranno la più grande macchina  militare mai esistita nella storia.

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Dutreuil è l'emblema di quella presunzione  europea che è all'origine della maggior parte dei guai che affliggono la Terra. Fra il 1800 e il 1930 politici e generali pretesero di ridisegnare le carte geografiche dei popoli vinti, smembrando stati, unificandone altri, a seconda dei propri interessi, separando comunità omogenee, imponendo ad altre, fra loro ostili, di convivere nello stesso stato. Basta prendere la mappa del Medio Oriente per vedere come i confini furono spesso disegnati con il righello, senza preoccupazione  per i sentimenti e gli interessi della gente della zona, E questa violenza diabolica (diavolo vuol dire: colui che divide) è ancora presente e attiva negli stati "imperiali". I "neconservatori" americani parlano apertamente di "situazioni da riordinare" proprio nei punti caldi, anzi roventi, del nostro pianeta.

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Purtroppo anche chi  vede con chiarezza queste tragiche ingiustizie ( che si trasformano in altrettanti pericoli per tutti) si sottrae spesso  a qualunque possibile  impegno, nella errata convinzione (si veda Mumbai) che al cosiddetto uomo della strada sia impossibile "pesare" sulle decisioni dei Grandi. Penso alla terribile situazione  della Palestina: Da cinquant'anni il popolo palestinese patisce un autentico martirio Nei piani di Sharon  e della destra israeliana, è ormai evidente una politica che si fatica a non definire di genocidio strisciante, la quale genera la follia del terrorismo; eppure l'Europa sembra indifferente a questa tragedia, il governo di Berlusconi ha distrutto la politica mediorientale del nostro Paese, appiattendosi su quella di Bush, basta, vedere e sentire le corrispondenze del TG1 da Gerusalemme per rendercene conto. I grandi giornali israeliani sono assai più equanimi.