JESUS

novembre 2004

PRETI. E FELICI DI ESSERLO

Padre Ezechiele Ramin, padovano, sacerdote comboniano, fu assassinato  il 24 luglio 1985, nello stato brasiliano di Rondonia. Aveva 32 anni. Fu ucciso perché predicava ai poverissimi contadini della zona un vangelo di liberazione. Ricordo la messa di trigesimo celebrata dal cardinale Arns nella cattedrale di Sâo Paulo. Il tempio era gremito di giovani. All'offertorio furono portate all'altare la stola del missionario  e una zappa di campesino. L'arcives.covo dialogava con i fedeli: "Chi non si impegna per la giustizia non è cristiano. Ripetetelo con me" Nelle navate le voci erano un rombo. All'orazione dei fedeli si pregò: "Padre Ezechiele, intercedi presso il Signore perché ci doni il coraggio che tu hai saputo avere". La memoria di Ezechiele è rimasta fra i "suoi" poveri. Dopo la sua morte, a decine e decine di bambini, mi racconta Giovanni Ferrò, è stato imposto il suo nome.

Don Luis Lintner, prete altoatesino, parroco nella periferia di Salvador Bahia, fu ucciso il 16 maggio del 2002. Omicidio ancora insoluto e l'unico testimone  è stato ammazzato da chissacchì nel mese di agosto scorso. Per i parrocchiani di don Lintner non ci sono dubbi: il loro prete è stato tolto di mezzo, per sempre, perché si opponeva allo spaccio di droghe e al proselitismo della criminalità fra i giovani. Don Lintner era a Salvador da 22 anni. Centinaia e centinaia di persone seguirono i suoi funerali.. Molte levavano cartelli che proclamavano l'affetto che lo circondava, Mi ha molto commosso sapere che uno lo dichiarava "nonno dei pescatori": ecco una definizione che sarebbe piaciuta a Jorge Amado, cantore della gente di mare e di spiaggia della Bahia.

Della morte sanguinosa di questi due preti i giornali italiani hanno dato soltanto frettolose notizie. Niente mi è più odioso del clericalismo ma mi rattrista vedere  quanto spazio, per contrasto, gli stessi fogli dedichino, se capita, alle malefatte di qualche sacerdote; e anche (Jesus è una fortunata eccezione) quanto poco certa stampa dichiaratamente cattolica dedichi alla presenza di missionari italiani in America Latina e, soprattutto, in Brasile. In questo  immenso sub-continente  la presenza di preti italiana non soltanto è stata ed è assai numerosa, ma esemplare e spesso eroica.

Pensavo a questo, pochi giorni fa, partecipando alla memoria che la diocesi di Fano faceva di don Paolo Tonucci, straordinaria figura di animatore di comunità di favelados, anche lui nella Bahia per trent'anni, sino a che, nel 1999, un cancro al cervello lo ha stroncato. Teologo "a piedi scalzi" mi piacerebbe definirlo, come Ezechiele e Luis: mai sopra il popolo, ma sempre nel popolo, l'orecchio attentissimo al magistero dei poveri cui Dio ha rivelato cose che ha taciuto ai sapienti della Terra. A raccontare di lui, don Renzo Rossi, un prete che per anni e anni ne aveva condiviso il ministero in due enormi favelas di Salvador: un inferno di capanne precarie e di discariche di immondizia, nel gran puzzo di canaletti fognari a cielo aperto; e, in quell'inferno, persone che, forse, ci accoglieranno in paradiso: bambini macilenti, donne che a trent'anni sembrano vecchie, uomini segnati dalla durezza della vita; miti, rassegnati alla miseria, convinti, perché così li hanno costretti a credere autorità e persone "per bene", di essere brutti, stupidi e cattivi e perciò senza diritti né dignità. A persone del genere don Paolo aveva insegnato la fierezza di essere figlie di Dio. Così raccontava don Renzo; e a chi gli chiedeva della propria vita diceva che la provvidenza (e la pietà e lo sdegno) lo avevano portato a diventare, negli anni terribili della dittatura militare, il visitatore assiduo delle carceri politiche brasiliane, evangelizzatore evangelizzato da sedicenti atei che soffrivano pene atroci per amore di giustizia e di libertà: e come, in uno dei più orrendi di questi carceri, il "Tiradentes" di Sâo Paulo, avesse trovato, fra tanti preti brasiliani definiti "sovversivi", anche un sacerdote di Venezia, il domenicano, padre Giorgio Callegari, morto l'anno scorso dopo un lungo ministero fra gli orfani e i quilombos, gli antichi villaggi clandestini  fondati dagli schiavi fuggiaschi e non ancora inseriti pienamente nella realtà dello stato brasiliano…

Una cosa mi colpisce, mentre racconto di queste persone e potrei continuare a farlo, tanti altri nomi. Erano tutti preti felici di esserlo.