MORTI BIANCHE A BABELE |
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Entrammo in un tunnel di un diametro che certamente non superava i 2 metri, poi camminammo per un tempo che a me parve un’eternità, e intanto andava crescendo un rumore intollerabile. Alla fine giungemmo in un’enorme caverna in cui potenti riflettori penetravano a stento una cortina di polvere che accecava e soffocava. Gli ingegneri mi avevano detto che mi avrebbero mostrato il “silos di frantumazione”, e difatti mi fecero montare su un paranco che cominciò a ondeggiare e a girare su stesso mentre mi sollevava di una trentina di metri, sino alla sommità della grotta. Da un cratere praticato nella roccia massi di pietra venivano inghiottiti da una mostruosa macchina che li riduceva nella polvere necessaria alla produzione del cemento. Io ero allora (anno 1963) giovane, sano e coraggioso , ma fui colto da una crisi di panico, della quale nessuno si accorse. Ero andato a visitare il cantiere di Limmernboden, nel cantone svizzero di Glarus, in cui la costruzione di un’enorme diga era stata affidata a imprese italiane.. Agli operai erano state distribuite maschere di protezione e auricolari per attutire i rumori ma tutti dicevano: “Provi lei a tenerle per lunghe ore”. Ho ritrovato il ricordo di quella mia esperienza incontrando per caso in rete un sito elvetico. Ho scoperto che oggi i turisti vanno a visitare la sala macchine della diga e il lago artificiale; e mi domando quanti di essi pensino non solo alla fatica ma anche alle sofferenze di chi ha creato una costruzione così imponente.Temo che non sia arbitrario ritenere che ben pochi dei miei coetanei che incontrai allora siano ancora vivi e godano di una discreta qualità della vita. E’, del resto, un pensiero che mi accompagna quando leggo la triste sfilata di incidenti sul lavoro, e penso ai rischi ma più all’ingiustizia cui devono piegarsi i cittadini più poveri: quelli che, in contrasto col sogno dei profeti, “costruiscono case MA NON le abitano, piantano vigne MA NON ne mangiano il frutto”. C’è un bellissimo midrash (riflessione sotto forma di parabola) con il quale la sapienza ebraica cerca di spiegare la vicenda della confusione delle lingue, a Babele. Un giorno, nel cantiere della Torre, si infrange al suolo, cadendo da una grande altezza, un monolite. Subito ogni attività si arresta, per calcolare il danno e vedere se è possibile rimediarvi almeno in parte; ma il giorno seguente, quando da un’impalcatura precipita un muratore i sorveglianti spingono i lavoranti a non fermarsi. “Allora il Signore decise: chi non conosceva più il valore di una creatura umana non era degno di parlare una lingua comune ma soltanto di avere, come gli animali, una pluralità di suoni”. Credo che dovremmo avere tutti – cittadini ed elettori –ben maggiore attenzione alla dignità dell’uomo: un paese in cui gli “omicidi bianchi” infestano così frequentemente le cronache è un paese in cui vige ancora l’antica violenza dei padroni. |