JESUS

ottobre 2004

BAGDAD: LA SCELTA DELLA TENEREZZA

C'è un'antica toccante preghiera musulmana che dice: "Dio, non consentire che sia io il carnefice che sgozza gli agnelli, né un agnello nelle mani dei carnefici". Credo che oggi gran parte dell'Islam preghi a questo modo, anche se non proprio con le stesse parole; e se è così è un grande segno di speranza. Significa un mondo che non tollera più il perdurante razzismo delle potenze ex coloniali, che lo hanno a lungo angariato, e nello stesso tempo rifiuta la cieca violenza dei terroristi che pretendono di seguire i precetti del Corano. Questo dichiarato atteggiamento emerge, con forza crescente, non soltanto in Italia, in Spagna, in Francia e altrove ma anche - e questo è ancor più impressionante - a Bagdad. Per le strade di una città sconvolta da continui attentati, centinaia di cittadini hanno partecipato, con i loro bambini, a manifestazioni per  il rilascio delle due Simona e dei due loro collaboratori iracheni. La volontà di pace e la gratitudine per il prezioso lavoro dei volontari opposte alla scelta della ferocia della guerra si è espressa in maniera quasi eroica se si pensa che le manifestazioni rappresentavano un'aperta sfida alle imprese e all'ideologia dei terroristi.

In tutti i paesi europei (ma non solo) le comunità islamiche sono insorte contro il rapimento dei quattro di "Un ponte per …" e quelle religiose hanno ricordato che non soltanto il Corano condanna il disprezzo per la dignità umana e dunque anche i rapimenti, ma in modo particolare condanna le offese fatte agli inermi e agli ospiti:  la condizione, appunto, delle due Simona, e il ruolo che esse avevano scelto con coraggio e abnegazione: "Il miglior genere di Islam - dice il Profeta - è quando tu dài da mangiare agli affamati e diffondi la pace fra amici e sconosciuti, cioè in tutto il mondo". Dice ancora il Corano: (e sembra scritto per Simona Pari e Simona Torretta, per il loro lavoro a favore dei bambini): "Chi accarezza il capo di un orfano, per ogni capello toccato dalla sua mano acquista una luce il giorno della resurrezione. Ogni cosa ha una chiave; la chiave del paradiso è l'amore per i piccoli e per i poveri". E' ispirandosi a questi insegnamenti che ai fondamentalisti i quali sventolano le nere bandiere di un odio che si ammanta di religione, i credenti in Allah oppongono, un po' dovunque, un disconoscimento non soltanto politico ma anche religioso. E lo fanno, cerchiamo di capirlo, senza rinunziare né alla sacralità della unione fra musulmani né alla difesa dei loro diritti e tradizioni. Come ha detto una ragazza che vive in Francia, offrendosi ai rapitori in cambio degli ostaggi: "Contro la legislazione di questo paese, difendo il mio diritto di portare il velo, ma non voglio che il mio velo sia macchiato dal sangue di innocenti".

Non dobbiamo dunque commettere l'errore, gravissimo, di pensare (o, peggio ancora, sperare) che gli arabi "assimilati" dall'Europa stiano dimenticando la durezza, per usare un eufemismo, della guerra portata da Bush all'Iraq, la ferocia dei bombardamenti con la quale ancora oggi prosegue, le migliaia e migliaia di civili morti, gli orrori di Abu Graib, o la più che cinquantennale sanguinosa negazione dei diritti del popolo palestinese: Esse appaiono il culmine delle violenze compiute negli ultimi due secoli dalle cosiddette Grandi Potenze sui popoli dell'Islam. Basta guardare la carta geografica dell'Africa Settentrionale e del Medio Oriente per vedere confini tracciati con la squadra, etnie divise, autodeterminazioni negate, ricchezze rapinate; basta leggere qualche libro di storia per apprendere come furono i "bianchi" a trasformare alcuni di quei paesi in colonie crudelmente governate, o ad affidarli a regimi "occidentalizzanti" corrotti e talvolta dittatoriali e a dinastie fondamentaliste con le quali intrattenere lauti affari. Tutto questo - e l'impietosa negazione di aiuti o di asilo a tanti profughi; e l'ottuso razzismo di tanti italiani -  rimane nella consapevolezza islamica; e certamente dovrebbe stare nella più urgente delle agende politiche: Ma dai coraggiosi di Bagdad e da tanti loro fratelli e sorelle nella fede ci viene intanto elargita una preziosa lezione: le scelte della pace, della tenerezza fra i popoli, della gratuità possono cambiare situazioni morali e politiche e preparare la sconfitta di chi crede soltanto nella logica della violenza.