LETTERA116

giugno-luglio 2006

 

1. Il vizio di Romano Prodi

Sessant'anni - e più – di passione per la politica mi hanno insegnato che nessuna persona, per quanto proba e intelligente essa sia, ha sempre e comunque ragione; e anche mi hanno insegnato che i simboli evocano emozioni altrettanto importanti delle idee, e realtà generalmente molto complesse. Allora, dirò che io ho alcune volte votato Romano Prodi e che io, anche, non brucerei mai una bandiera; e tanto meno una bandiera israeliana che racchiude simbolicamente la storia di un popolo, per tre millenni fedele, con eroica ostinazione, a una quasi prodigiosa identità, nonostante immani tragedie e immense dispersioni. Ma, detto questo, aggiungo che odiosissimo mi è sembrato l'accenno che il presidente del Consiglio ha fatto alla bandiera israeliana, parlando, qualche giorno fa, al Congresso delle Comunità israelitiche italiane. “La bandiera di Israele – ha detto Prodi – contiene un simbolo, la stella di Davide, che esprime il contributo fondamentale dato dall'ebraismo alle radici della cultura europea”.

Non mi meraviglia che un professionista della politica adopri disinvoltamente richiami e lusinghe capaci di procurargli il favore di un'assemblea; ma le parole di Prodi mi sono sembrate intollerabili perchè consentivano a uno dei fenomeni più tragici della nostra epoca: la quasi automatica equiparazione che la maggior parte delle comunità israelitiche della diaspora fa tra ebraismo e Stato di Israele. Questa equiparazione finisce per essere un fattore di enorme importanza nella vicenda medio-orientale e nella situazione di continua violenza oppressiva cui è soggetta la popolazione palestinese. Pare a me (ma grazie al Cielo anche a non pochi ebrei, fuori e dentro Israele) che non ci sia invece più che un'esile legame storico fra uno stato razzista, teocratico e militarista e la splendida testimonianza di Giusti e di profeti, di filosofi della libertà e di scrittori che non soltanto in Europa ma in tutta la Terra animarono, con la loro fede e il loro intelletto, la causa della dignità dell'uomo; e perciò rifiutarono ogni frontiera e ogni intolleranza. Non v'è dubbio, dicono i saggi di Israele, che la ottusa brutalità dei governanti nei confronti della gente dei territori occupati corroda innanzi tutto l'anima ebraica dello stato sorto per essere specchio dell'ebraismo; e non v'è dubbio, diciamo in molti, che l'equiparazione “stato di Israele = ebraismo” sia la causa più importante della crescente diffusione della mala pianta dell'anti-giudaismo.

Ma c'è di più. Proprio mentre Romano Prodi si inchinava davanti alla bandiera israeliana, essa sventolava, ancora una volta, su un massacro. Stava sui carri armati che devastavano strade e coltivazioni della Striscia di Gaza e abbattevano case con la ferocia delle grandi calamità naturali; era piantata accanto ai pezzi d'artiglieria che distruggevano la centrale elettrica di Gaza, condannando a morte i ricoverati nelle sale di rianimazione, i malati gravi in attesa di essere operati e i pazienti in attesa di dialisi; e facendo marcire farmaci preziosi e viveri bisognosi di refrigerazione. Quella stella era dipinta sugli elicotteri che stavano uccidendo decine di vecchi, donne e bambini; e sugli elmetti di soldati che portavano via, ammanettati e bendati, ministri e deputati palestinesi democraticamente eletti. Quella bandiera, insomma, in quei giorni, era il simbolo di uno scontro talmente impari (il più moderno e armato esercito dell'area mediterranea contro alcuni poliziotti e qualche centinaio di armati “irregolari”) da ricordare la ferocia di certi persecutori degli ebrei. Non era possibile che Romano Prodi ignorasse, che in quei giorni la bandiera israeliana era trascinata dai suoi stessi alfieri nella polvere del disonore.

Che tutto venga permesso, di fatto allo stato di Israele, con la sottintesa convinzione che l'atroce memoria del genocidio possa essere usata come licenza all' oppressione degli untermenschen palestinesi, come terribile ombra storica che acceca i riflettori puntati sul qui e sull'oggi, tutto ciò minaccia la nostra civiltà. Ha scritto una volta Franco Fornari, forse il più grande degli psicoanalisti italiani, che trattare Israele come uno stato-bambino (tale per la sua “recente” nascita o per la sua piccolezza in mezzo alla “marea degli stati arabi), e quindi concedergli una libertà d'azione che a nessun altro popolo sarebbe concessa, potrebbe essere una forma di razzismo: “Se è vero che Israele è simbolizzabile come bambino – dice Fornari - è anche vero che si tratta di un bambino “viziato”, proprio nel significato infantile che ha questo termine, nel senso che è un bambino superaiutato, supervezzeggiato e ricoperto di doni. Questo ci permet-terebbe di evidenziare un altro fatto importante: quello per cui i bambini viziati sono amati solo in apparenza, ma in realtà sono odiati. Mi sembra fondata l'ipotesi che gli occidentali, nella loro ammirazione per Israele, non abbiano ancora superato l'antisemitismo. E l'ipotesi potrebbe essere valida, in altra forma, anche per quegli ebrei che, restando nei paesi della diaspora, mandano aiuti a Israele. L'autentico amore per Israele sarebbe quindi quello che è espresso dal considerare Israele come tutti gli altri popoli, nel senso, cioè, di non vituperarlo né di idealizzarlo, di non perseguitarlo né di “viziarlo”.

Fornari scriveva questa pagina nel 1971. Da allora la comunità internazionale ha concesso a Israele di gettare nel cestino della carta straccia decine e decine di risoluzioni dell'ONU e di opprimere un popolo, oltre a tutto (a proposito di antisemitismo) anch'esso “semita”.

2. Riservato alle amiche e agli amici

Clotilde ed io celebriamo il 5 luglio il cinquantesimo anniversario del nostro matrimonio e non ci sembra vero. (Per la verità non ci sembra vero neppure di avere vissuto lunghi anni prima di conoscerci e stare insieme). Mezzo secolo (e che mezzo secolo!) non ci è scorso addosso: il gelo di incomprensioni e di avversità ha reso difficile il nostro cammino, errori e debolezze lo hanno rallentato e anche il nostro amore non è stato semplice. C'è stato un periodo in cui amici che avevano assistito a qualche nostro litigio, si informavano poi cautamente presso parenti e vicini per sapere se i Masina stavano ancora insieme.

Stiamo ancora insieme, come sapete, e abbiamo generato tre figli meravigliosi che hanno arricchito di intelligenza e di sensibilità la nostra famiglia scegliendo coniugi che si fanno amare come figli; e ci hanno donato quattro nipotine che sono la più grande delle nostre tante gioie. Abbiamo una stupenda corona di amici, senza i quali non avremmo potuto andare avanti in certi tempi di bufera. Ricordiamo con immenso affetto e gratitudine i Grandi che ci hanno donato il loro affetto e preziose lezioni e ora stanno “di là” (da Paul Gauthier a Giorgio La Pira, da Giuseppe Lazzati a Helder Camara, da Giuseppe Dossetti a Lelio Basso, da Ernesto Balducci a Davide Turoldo, padre Marie-Dominique Chenu, Tonino Bello, Carlo Carretto, Natalia Ginzburg, Paulo Freire, Gina Lagorio, Lucio Lombardo Radice, Primo Mazzolari, Luigi Pintor... ) ma sappiamo per certo che aiuti preziosi ci sono venuti, in Italia e in quell'altra nostra patria che è l'America detta Latina, da tanti e tanti, meno famosi ma non meno importanti per noi; e da persone delle quali non ricordiamo più il nome o non lo abbiamo mai saputo: piccola gente, talvolta poverissima, Lumpen, come crudelmente li chiamano i ricchi, ma popolo del Vangelo, santi che già rendono presente, su questa Terra malata di sazia disperazione, il Regno di Dio.

 

Siamo testimoni della verità felice proclamata dalla Lettera agli Ebrei, secondo la quale vi sono persone che “praticando l'ospitalità hanno accolto degli angeli, senza saperlo”. Clotilde ha portato il peso di questa donazione ma ha consentito anche a me di goderne la gioia. Molti pesi, in realtà ha portato (e porta), qualche volta in eroico silenzio, qualche volta in disarmata anche se veemente protesta, la mia Clotilde. E mi ci vorrà davvero un'eternità (o qualcosa del genere) per rimediare con un amore più puro alle ferite che il mio narcisismo le ha inferto. Rileggo in quest'occasione alcuni versi di una poesia che scrissi per lei tanti anni fa:

unico orgoglio, non avere spento

nei miei cortocircuiti di rabbia

la luce di ragazza che ti illumina.

Vedete anche voi quanto questa luce sia ancora viva.

 

ll caldo e le vacanze non favoriscono la possibilità di un'assemblea liturgica; ma vi pensiamo tutte e tutti accanto a noi mentre presentiamo le nostre offerte al Signore della nostra vita. Con le nostre vecchie mani gli offriamo il pane delle difficoltà che abbiamo dovuto affrontare, della pazienza che abbiamo dovuto esercitare fra noi, delle scelte che ci hanno impedito di diventare ricchi e di “fare carriera” e anche, qualche volta, ci hanno separato da parenti ed amici che pure ci erano cari; il pane di libri che non abbiamo scritto perchè c'erano appelli da lanciare, solidarietà da risvegliare, soccorsi da organizzare; il pane dei no che qualche volta abbiamo dovuto dire ai nostri figli, non per avarizia ma perché qualcun altro, a buon diritto, chiedeva di essere liberato dalla schiavitù della miseria; il pane dell'orrore inevitabile per chi accetta di contemplare il tremito e la storia dei torturati, l'odore terribile delle fogne a cielo aperto nelle favelas, la fame di donne incinte che partoriscono bambini nani.

 

Ma offriamo al Signore della nostra storia, con allegria e quasi danzando, anche il vino della gioia che tante e tante volte abbiamo provato quando ci siamo amati come se fossimo unici sulla Terra. Quando – nonostante l'austerità di vita e di futuro che le nostre scelte gli imponevano – ci siamo sentiti amati e stimati dai nostri figli. Quando le nostre scelte ci hanno aperto le porte di un mondo affamato e assetato di giustizia, e dunque di bellezza, e ci hanno convocato alle meravigliose feste dei poveri; quando siamo stati accolti come cari compagni di cammino verso la liberazione. Quando la stanchezza e le emozioni si sono trasformate in certezza di avere compiuto qualche dovere e di avere gettato un seme d'amore che forse fiorirà, da qualche parte, prima o poi. Forse non lo sapremo mai, sino al giorno in cui sapremo tutto.

 

Il nostro futuro si è fatto breve. Affrontare i congedi non sarà facile. Abbiamo ancora bisogno di voi, figli parenti ed amici. Vi diciamo grazie in questo momento di sorrisi: grazie per ciò che siete stati, siete e sarete, ne siamo certi.

3. Consigli per gli acquisti

Capisco che a qualcuno di voi, soprattutto quelli che mi conoscono di meno, questo messaggio può sembrare uno spam - e forse lo è. Tuttavia, poiché per uno scrittore ogni libro è (quasi) un figlio, non riesco a vincere la tentazione di dirvi: a) che ho appena pubblicato un romanzo storico, ambientato nella Roma del 1700. Vi stravolgo (spero in maniera non volgare) una cronaca del tempo che racconta come due emissari di una cittadina del Lago d'Iseo vennero nella Caput Mundi per acquistarvi il corpo di un santo da mettere nella chiesa parrocchiale; b) che per sfuggire alle frustrazioni derivanti da una generica distribuzione del libro, l'editore ed io abbiamo deciso di puntare soltanto su alcune librerie più sensibili alle tematiche dei miei libri. Ve ne diamo qui di seguito l'elenco.

Vi chiedo scusa per l'invadenza e affettuosamente vi saluto

Ettore Masina


Alba
, Libreria La Torre; Ancona , Libreria Feltrinelli; Bassano del Grappa , Libreria La Bassanese; Bellano , Libreria Anna Pozzi; Bergamo , Libreria Seghezzi; Bolzano , Libreria Librolandia; Brescia , La libreria dei Popoli; Brescia , Libreria Rinascita; Cagliari , Libreria Tiziano; Cantù , Libreria La Strada; Castelfidardo , Libreria Aleph; Castelnovo ne' Monti , La Tana degli Elfi; Cento , Nuova Libreria Guercino; Chiavari , Libreria Il Pane e il Vino; Firenze , Libreria San Paolo; Foggia , Libreria Dante; Genova , Libreria San Paolo; Gorizia , Libreria editrice Goriziana; Gorizia , Libreria San Paolo Faidutti; Imperia , La Mauriziana; Lecco , Libreria Cavour; Loano , Loalibri; Lovere , Libreria Mondadori; Lucca , Libreria Luccalibri; Macerata , Libreria padre Matteo Ricci; Macerata , La Bottega del Libro; Mantova , Libreria Nautilus; Merano , Libreria Nicli; Milano , Libreria San Carlo; Orbetello , Libreria Bastogi; Pesaro , Libreria Il Catalogo; Pinerolo , Libreria Tajo; Porto Ercole : Libreria La Storia infinita; Reggio Emilia , Infoshop Mag 6; Rimini , Libreria Pagina; Roma , Libreria AVE; Saronno , Libreria in-Chiostro; Sassari , Libreria Koinè; Torino , La Torre di Abele; Trento , Libreria Ancora-Artigianelli; Treviso , Libreria Canova Zoppelli: Varese , Libreria Pontiggia; Vicenza , Libreria Traverso