LETTERA 97  aprile 2004 

1

Orribili immagini di sevizie inflitte da soldati (e soldatesse) americani ai prigionieri iracheni detenuti nel carcere di Abu Ghraib che fu la "Casa delle torture" durante il regime di Saddam: corpi violati, psiche spezzate, persone che non potranno più dimenticare che anche le democrazie hanno i loro carnefici. Su "La Repubblica" Alberto Flores d'Arcais commenta: "Sono le foto della parte oscura di questa guerra (…), foto che mostrano gli eccessi di pochi e che fanno male a molti". Che vergogna per il giornale considerato  organo della sinistra moderata e intellettuale del nostro Paese!. Ogni parola di quella frase è il goffo tentativo di ridurre la gravità dei fatti ma è  anche una più o meno deliberata menzogna. "Questa" guerra, infatti,  come tutte le guerre, ha soltanto parti "oscure".  Un esercito d'occupazione,  tanto più se convinto di appartenere a una razza superiore e di essere protagonista di uno "scontro di civiltà", usa, sempre e dovunque, la tortura come arma contro i ribelli. Le "Ville Tristi" dei nazisti e dei fascisti, gli elettrodi adoprati dai paràs francesi in Algeria e da nostri soldati nella Somalia del 1984, le "gabbie di tigre" allestite da sudvietnamiti e da americani, le violenze compiute dagli uomini del Mossad israeliano sui prigionieri palestinesi, le sevizie attuate dall'esercito britannico nell'Ulster sono documenti del legame inscindibile  fra guerra e tortura. In chi viene mandato a uccidere rischiando di essere ucciso si opera inevitabilmente un mutamento culturale, antropologico,. un decadimento etico che nessuna retorica patriottica può nascondere. E' anche per questo che la Costituzione italiana ripudia la guerra, è anche per questo che si riduce a povera cosa, a illusione o ipocrisia, ogni tentativo di parlare di missione "di pace" in una zona in cui è in corso una vero e proprio conflitto armato.

E si tratta davvero di "eccessi di pochi"? Posto davanti alle prove delle torture, Bush ha detto: "Non è il modo in cui l'America si comporta, non è il modo di servire la nostra patria nella causa della libertà". Peccato che egli sia il Comandante in Capo di un esercito che, in nome della "civiltà cristiana" e della "sicurezza della democrazia" tiene aperte basi in cui la tortura non solo è prevista come arma di dominio ma anche insegnata "scientificamente" agli alleati. A Fort Benning, in Georgia, l'"Istituto dell'emisfero occidentale per la cooperazione  alla sicurezza", WHISC, è accusato da molte Chiese di essere una "scuola di assassini". Difeso strenuamente da Pentagono e Casa Bianca., è l'erede della ignobile Escuela de las Americas nella quale furono addestrati dittatori militari come gli argentini Leopoldo Galtierii e Roberto Viola, il boliviano Banzer, il panamense Noriega, l'haitiano Cedras, il paraguayano Stroessner, il guatemalteco Rios Montt, il salvadoregno D'Aubuisson e centinaia di ufficiali poi coinvolti, nei loro paesi, nelle peggiori violazioni dei diritti umani: l'assassinio dei 6 gesuiti dell'UCA, tanto per dire. E Guantanamo? Sotto la bandiera stelle-e-strisce da due anni si fanno a pezzi tutte le convezioni internazionali - e 600 persone senza difesa. Private degli stimoli sensoriali, rinserrate in gabbie concepite da veri e propri genî del sadismo, costrette a raccomandarsi per essere portate in catene alle latrine, prive di ogni difesa legale, queste persone vengono disgregate psichicamente dal silenzio assoluto sul tempo della loro detenzione; e in molte hanno già tentato il suicidio: una pagina orribile nella storia della democrazia americana. Un tocco di humour noir nella vicenda di Abu Ghraib? A mostrare l'ottusità e il sadismo fondamentalista del clan di Dobliù Bush, l'ultima notizia è che a riportare legge, ordine e "correttezza" nella prigione irachena sarà, per l'appunto, un ex comandante del lager di Guantanamo!

2

Avendo bene in vista le immagini giunte da Abu Ghraib, mi piacerebbe sentirle commentare dai deputati leghisti e da quelli di Forza Italia che pochi giorni fa, discutendosi alla Camera l'introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale, hanno votato un emendamento secondo il quale si può parlare di tortura soltanto quando le sevizie sono "reiterate". Uno dei benemeriti parlamentari padani (e mica uno degli ultimi: un vice presidente del Senato!) ha detto l'altra sera a un Battista un po' meno prono del solito che quando c'è da scegliere fra un poliziotto e un delinquente, lui, anche per "volere del popolo", sceglierà sempre il  poliziotto. Sfugge, a quel molto disonorevole, una elementare verità: fintanto che l'imputato non è stato condannato non lo si può dichiarare delinquente mentre è certissimamente delinquente un poliziotto-torturatore. Riscalda il cuore che un sindacato di polizia (il Silp-Cgil) dichiari che l'emendamento approvato dalla Camera non è  a favore ma contro gli agenti della polizia perché con esso "si evoca la falsa immagine di forze dell'ordine pronte a rinunziare a quel principio di legalità che è la prima ragione della loro esistenza".

Una riflessione angosciosa è invece imposta dal fatto che a votare l'emendamento non è stata soltanto la Lega e da Alleanza Nazionale ma anche da Forza Italia. La Lega rappresenta purtroppo - ormai lo sappiamo - l'ignoranza e la grettezza di una larga parte di opinione pubblica che ritiene superfluo qualunque principio di legalità che non sia quello di difesa  della propria "roba". Per questa gente, come ha dimostrato un'altra sciagurata vicenda parlamentare, sarebbe legittima difesa l'uso delle armi contro chi minaccia non già un individuo ma le sue cose. Tutta la storia della Lega, dimostra come essa sia di fatto una realtà "regressiva" della nazione. Il suo inno non è "Va pensiero…", ma una versione bellicista de "La me bela Madunina", in cui "il napoli", "el terùn" e tanto più "el negher" sono i nuovi barbarossa demolitori della civiltà; e la scissione da Roma ladrona e dal Sud infingardo è il vero ideale sotterraneo, da perseguire prima o poi Quanto ad Alleanza Nazionale non basta certo l'acqua di Fiuggi né quella del Giordano (sponda israeliana) per avare la sua discendenza da un regime poliziesco nel senso peggiore de termine; e difatti l'onorevole Fini era a Genova al momento della durissima repressione antigiovanile. Ma Forza Italia pretende di presentarsi diversamente: è il partito del presidente del Consiglio, pietra d'angolo portante di una formazione politica che si vanta di chiamarsi "Casa della libertà"; ha portato in parlamento tutti gli avvocati del Cavalier Berlusconi, ed uno di essi, Pecorella, è addirittura il presidente della Commissione Giustizia della Camera. Eppure quell'emendamento è stato compattamente votato dai forzisti. Ha detto Pecorella "Non è facile a tutti i deputati comprendere il significato di un emendamento". Ha ragione: non a tutti i deputati. Ha detto anche, Pecorella: "Non potevamo ferire la compattezza della maggioranza"; e dunque, ancora una volta, la compattezza della maggioranza risulta più importate della civiltà giuridica, dei fondamenti stessi della libertà.

3

Avvicinandosi il giorno delle elezioni, cresce in me - e certamente in moltissimi altri - un profondo disagio. Da un lato abbiamo la sensazione che ormai ciò che chiamavamo politica (dibattito, scelte. azioni, risultati) sia ormai soltanto un ricordo, una bandiera lacera su un deserto senza oasi. I partiti "della sinistra di governo" hanno rinunziato alle loro sedi periferiche di discussione ma non alla propria burocrazia, essa è stata numericamente ristretta ma risulta pur sempre dominante nelle decisioni. Le beghe fra portavoci, il bilancino usato per vicende di enorme importanza (la guerra!), le ultime vicende del "triciclo" (con le scelte di miserabili candidature: quella di Formentini, ex sindaco leghista di Milano, di Vittorio Dotti, ex avvocato di Berlusconi, di forzisti siciliani che hanno annusato odor di bruciato etc. ), tutto ciò  lascia intendere, ben più che il ragionevole tentativo di raccogliere il consenso di qualche elettore moderato, il disprezzo per la sensibilità degli elettori tradizionali. Non basta: la cosiddetta "società civile" e lo stesso movimento pacifista non sono esenti da tentazioni fondamentaliste; la sinistra "di opposizione" non riesce a liberarsi da un certo settarismo e via dicendo. Dall'altra parte la "Casa delle libertà" morde il freno del Cavaliere che la obbliga a votare leggi impopolari, lo morde ma non lo spezza: è un esercito napoleonico sulle sponde (forse!) della Beresina ma non mostra ancora l' intenzione di bruciare le bandiere. Al contrario, il Condottiero di Arcore  cerca di infondere ottimismo alle sue truppe vantando come trionfi le rovinose riforme adottate dal suo governo. La realtà è che ha smantellato ampi settori delle conquiste sociali dei lavoratori, condannato al precariato un'intera generazione, ferito a morte la ricerca scientifica, messo allo sbando l'insegnamento nelle scuole dell'obbligo, eroso il sistema sanitario e minacciato quello previdenziale, consentito e anzi teorizzato il comportamento cannibalesco degli industriali, con relativa crisi economica e aumento delle "nuove povertà"; ha incessantemente lottato contro la magistratura; giustiziato con un colpo alla nuca i nostri rapporti con i paesi arabi mediterranei (siamo costretti a rimpiangere Andreotti!); messo sull'attenti i nostri soldati davanti ai comandanti americani  e inglesi in Iraq e in Afghanistan;. ridotto a carta straccia l'articolo 11 della  Costituzione; e non solo, ma questa Carta fondamentale dello Stato l'ha continuamente assaltata con leggi costruite a suo uso e consumo. All'ombra del suo sorriso porcellanato, che grazie ai miliardi guadagnati e a quelli non pagati allo Stato, campeggia in tutte le strade da enormi tabelloni, è andata sviluppandosi. -  e non poteva essere diversamente - una sottocultura fatta di strizzate d'occhio fra i potenti e i loro clienti (laici ed ecclesiastici), di luoghi comuni affermati come valori, di televisione-spazzatura, di preoccupanti "carinerie" ai militari e soprattutto di imbavagliamento della libertà dell'informazione. Se tutto ciò non è ancora "regime" (io penso che ormai lo sia), certamente lo diventerà in un futuro prossimo, a meno che la politica italiana non riceva dall'elettorato un deciso scossone, un profondo rimescolamento di carte.

4

Immersi nel desolante panorama politico italiano, noi proviamo due tentazioni masochiste. La prima è, ovviamente, quella di non andare a votare: facciamoglielo vedere ai professionisti della politica che ormai ci hanno nauseato con i loro pasticci; mostriamogli che ormai li consideriamo tutti eguali nelle loro malversazioni economiche o ideologiche; "MANDIAMOLI TUTTI A CASA!". Ancora una volta la scelta della rabbia; e la rabbia è la caricatura dell' l'indignazione, la rabbia è la posizione dell'ubriaco che torna a casa e sfascia ciò che trova e picchia moglie e figli perché è tanto infelice: mentre l'indignazione è il sentimento che ti impedisce di stare con le mani in mano davanti agli spettacoli dell'indecenza politica. "Loro" non se ne andranno a casa a meno che noi non li cacciamo con il nostro voto. I nobili cuori di chi si ritira sulle isole del suo inerte disgusto sono altrettanti chiodi piantati nella bara della democrazia le cui assi sono già state piallate.

La seconda tentazione che io avverto come pericolosa è quella di andare a votare "turandoci il naso". E' l'antica proposta di Montanelli, che conosceva bene la mente e il cuore della borghesia italiana. Sì, gli attacchi alla democrazia sono imminenti e dunque bisogna andare a votare e votare una parte politica che ci disgusta perché ormai la caricatura di una storia gloriosa. ma serve a sbarrare la strada al nemico alle porte.. Voteremo con un disgusto che rasenta la disperazione. Voteremo come riluttante dovere; ma, subito dopo il nostro voto, torneremo all'amarezza dell'inerzia.

Io credo che anche questa tentazione vada rimossa. Non si può respirare al 50 per 100, a meno di essere colpiti da una patologia grave. Viviamo un momento della storia repubblicana in cui certi valori vanno recuperati dalle discariche in cui l'avidità feroce del Cavaliere li ha gettati, un ignobile "revisionismo storico" li ha lordati, la subcultura del privilegio e del superfluo, della competizione e del cinismo della cosiddetta realpolitik cerca di seppellirli per sempre. Per quanto certe battaglie possano sembrare perdute per sempre e la tv del monopolio berlusconiano e i giornali "allineati" si incarichino di ripetercelo all'infinito, non è vero che le avversità, la durezza dei tempi e la seduzione della propaganda  possano impedirci di diventare (o di ritornare ad essere) protagonisti della politica.

So bene, per anni ed anni di esperienza, quanto ciò sia difficile - e spesso, molto spesso, alla fine, impossibile. E tuttavia la "politica" non è una "cosa sporca" (può diventarlo; in molti giorni e luoghi certamente lo è, ma non sempre, non dovunque), "politica" significa avvenire  dei  nostri figli, aria che respiriamo, cielo e natura che contempliamo, respiro delle nostre famiglie, scuole in cui si diventa non consumatori (Alex Zanotelli lo dice più rudemente: "tubi digerenti") ma protagonisti di diritti e di doveri, per la serenità nostra e degli altri; giustizia che non si arrende allo strapotere dei ricchi e dei loro avvocati; politica estera di pace e di condivisione di beni, invece che di contingenti militari.

Senza partecipazione attiva alla politica, il nostro futuro è quello di una disperata   sazietà, di una asfissia etica che diventa assassinio di speranze. Come tutti i vecchi della mia età, io vengo da un tempo in cui, alle scuole elementari, eravamo in pochi a portare scarpe anziché zoccoli, a dieci anni e anche prima molti dei nostri compagni sparivano dai banchi per andare a lavorare; e decine di migliaia di loro padri, per sfuggire alla miseria, partivano, per una paga da bracciante, a combattere (cioè a uccidere e a rischiare di essere uccisi) nelle guerre del fascismo: Etiopia, Spagna… O, a centinaia di migliaia, emigravano in paesi dei quali conoscevano appena il nome, mentre la tubercolosi devastava intere popolazioni delle valli alpine, delle periferie cittadine e dei "cantoni neri" del Sud.

Se qualcosa è mutato, non è perché i Potenti lo abbiano graziosamente concesso. E' perché quattro o cinque generazioni di italiani non hanno accettato di essere soggetti passivi della storia, povere ombre nella luce abbagliante del progresso capitalista. Hanno pagato, sempre duramente, spesso molto duramente, i loro ideali ma non hanno mollato, neppure quando era evidente che si rischiava la morte. Non possiamo, non dobbiamo dimenticare questa storia nazionale, ben più vera di tanta retorica.

5

Che fare, allora? Io credo che innanzi tutto dobbiamo cercare e diffondere informazioni sulla realtà, senso critico per leggerle e soprattutto consapevolezza delle nostre personali responsabilità, senza cedere a un miserabile "buonsenso" che ci suggerisce: "Tu non conti niente, ormai hanno vinto i Potenti". Credo che dobbiamo riprendere con maggiore energia la difesa della Costituzione e delle sue istituzioni: non soltanto respingendo attacchi e pretese di "miglioramenti" che ne stravolgerebbero la carica ideale ma anche rifiutando le lusinghe di un qualunquismo becero che, anche "da sinistra",  ridicolizza il parlamento, quasi che esso non sia l'ultima barriera contro lo strapotere dei ricchi. Credo che dobbiamo partecipare attivamente (ma sì, diciamolo!) alla campagna elettorale: contro l'assenteismo e a favore di quei candidati che conosciamo come persone degne. Credo che dobbiamo moltiplicare reti, circoli, associazioni in cui il nostro "io" si arricchisca in un "noi". Credo che l'aria aperta dei "girotondi" ci faccia respirare più gioiosamente ma che sia necessario vivere anche al chiuso di biblioteche, di corsi di formazione, di seminari, di dibattiti e non solo di revivals. Credo che sia indispensabile la cultura degli affetti che ci aiuta a sperare e quella delle amicizie che le nostre speranze apre "all'esterno".

Credo… Sì, credo in voi, care amiche e cari amici. E vi ringrazio

ettore masina

 

P.S. LETTERA viene inviata a chiunque me ne faccia richiesta. Il mio indirizzo è: via Cinigiano 13, 00139 Roma, tel. (06) 810.22.16. Un contributo alle spese di fotocopiatura  e postali è assai gradito. I versamenti possono essere effettuati sul ccp 49249006 intestato a Luca Lo Cascio, via Leone Magno 56, 00167 Roma.

I testi di LETTERA possono essere liberamente riprodotti. Sarò grato a chi vorrà darmene notizia.