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LETTERA
110 ottobre
2005 |
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1
Imprevedibilmente, avendo riletto alcuni appunti di viaggio, mi capita
di pensare a Brasilia, una delle più "moderne" città della Terra,
come a una metafora del mondo in cui viviamo. Brasilia ha una storia che
rimarrà negli annali. Per evitare che la
popolazione continuasse ad ammassarsi sulle coste, il presidente Juscelino Kubitschek,
all'inizio degli anni '50 del XX secolo,
decise di dar vita a un antico sogno brasiliano: la costruzione di una nuova capitale
nell'interno dell'immenso
paese. Fu una grandiosa epopea:
identificata un'enorme area del Planalto - l'altipiano o Massiccio
centrale-, vi furono paracadutati uomini e bulldozers che costruirono a
tempo di record un'aeroporto; decine di velivoli vi atterrarono per mesi e mesi, giorno dopo
giorno, portando migliaia di operai e tutto il materiale necessario al più
grande cantiere della storia, marmo di Carrara compreso. In soli tre anni, fra il 1957 e il 1960 , la città fu
edificata. Oggi vi abitano 2 milioni di
persone.
Clotilde ed io vi giungemmo nell'agosto del 1985. Molto più del desiderio di vedere gli straordinari edifici
progettati da Oscar Niemeyer, uno dei migliori architetti del secolo, sentivamo la necessità
di una visita da compiere. Dovevamo andare a trovare Luís Medeiros, un
crocifisso vivente, se mi è permessa un'immagine che può sembrare retorica. Nel
1973, durante la feroce dittatura militare, Luís, vent'anni, studente,
comunista, era stato imprigionato e seviziato per ore e ore. Il secondo giorno
del suo supplizio, in un momento di
disattenzione dei suoi carnefici , era
riuscito a buttarsi da una finestra. Era rimasto tetraplegico, che vuol dire
paralizzato in tutti gli arti. Don Renzo Rossi, un eroico prete fiorentino
divenuto una specie di cappellano itinerante dei prigionieri politici
brasiliani, lo aveva segnalato
alla Rete Radiè Resch: da quel momento gli passavamo un piccolo aiuto mensile.
Ricordo
(ricordiamo, con Clotilde) quella visita
come un momento terribile. Nel volto scavato di Luís gli occhi bruciavano. Ci
dicemmo poche parole: sembrava assorto in un suo sogno terribile. Parlò, quando uscimmo dalla stanzetta in cui
il figlio giaceva, sua madre, Dona Juliana. "È accaduto perché era troppo coraggioso disse. - Anche
due mie nipotine erano troppo coraggiose
e sono morte, annegate in un fiume. Mio padre, invece, a 85 anni, è ancora vivo: lui ha sempre avuto
paura". Non c'era ombra di ironia, nella piccola donna del tutto simile
alle tragiche Addolorate venerate nelle chiese barocche del Brasile. La sua
quieta disperazione esprimeva il
capolavoro culturale dei Potenti: convincere i poveri che la libertà è
rischiosa - e la paura doverosa saggezza. Nel cuore di un'orgogliosa città era nascosto questo grumo di dolore e
di resa.
2
L'epopea di
Brasilia non fu tutta luminosa. La costruzione
della città fu occasione di colossali
ruberie di politici e di imprenditori. Costò la svendita di buona parte
della sovranità nazionale alla
Volkswagen, la quale pagò miliardi e
miliardi perché Brasilia non avesse
collegamenti ferroviari con il resto del Paese, ma soltanto autostrade; fu
teatro di sprechi che dovettero
sconvolgere nell'oltretomba gli spiriti dei Faraoni.
3
Vi fu anche un
risvolto magico-cattolico. Si sapeva che
il glorioso San Giovanni Bosco aveva sognato una volta un'immensa città
brasiliana sulle rive di un lago. Si poteva contrastare il sogno di un santo?
Un grande lago artificiale fu
rapidamente scavato.
4
Il
"creatore" di Brasilia, l'urbanista Lúcio Costa, aveva progettato per
la sua città una forma d'ala. In quegli anni una canzone commoveva il Brasile.
Si intitolava "Asa branca",
ala bianca: è il nome della colomba selvatica che abitava il Nordeste: "Persino l'asa branca se n'è andata dal
sertâo - diceva la canzone, alludendo
alla terribile siccità che
sconvolgeva la regione. - Allora ho
detto: "Addio, Rosina, tieni con
te il mio cuore…". L'ala di Lúcio Costa forse doveva ricordare quella umana
tragedia oppure un angelo della storia, in volo verso il progresso, ma in una
megalopoli in cui tutto era stato
previsto (persino la forma dei taxi, le divise dei conducenti degli autobus e i fiori da piantare
nell'una o nell'altra aiuola) accadde un guaio. Gli operai che
avevano costruito la città non se ne tornarono nell'aridità delle terre dalle quali erano venuti e neppure nella miseria
delle periferie delle città "spontanee"; preferirono
costruire l'infamia delle loro favelas
accanto alla perfezione di Brasilia.
Moltissimi altri vi arrivarono da
tutto il Brasile. I poveri non hanno rispetto per gli intellettuali, i
poveri sono, inevitabilmente, creatori di disordine; e l'ala di Lúcio Costa,
a vederla dall'alto, pare adesso disegnata da un bambino molto piccolo: oppure
l'ala di un angelo malato di cancro o d'un uccello le cui piume sono
gonfie di piogge velenose.
Debbo dunque
spiegarvi perché Brasilia mi sembra l'icona del mondo in cui viviamo?
5
Avendo parlato del Brasile, non posso non dire la commozione con la quale ho seguito la vicenda del referendum brasiliano contro il commercio delle armi, oltre a tutto il primo refe-rendum nella storia del Paese. 38 mila brasiliani vengono uccisi ogni anno da armi da fuoco. All'uso delle rivoltelle (quando non dei fucili) sono legati, non soltanto decine di migliaia di delinquenti "qualificati" ma anche centinaia di migliaia di "lavoratori": poliziotti, natural-mente, e vigilantes, ma anche pistoleiros a servizio dei grandi proprietari terrieri e, non raramente, delle multinazionali; e quasi mai è possibile tracciare un preciso confine fra l'una e l'altra professione. Dopo gli incidenti stradali, le armi da fuoco sono la seconda causale di morte degli adolescenti brasiliani. Recentemente, in alcune zone, sono comparse bande armate di bambini sotto i 15 anni…
Benché, nel
mio piccolissimo, abbia cercato di fare
qualcosa anch'io per propagandare il Sì, e nonostante alcuni sondaggi lasciassero prevedere una
possibile vittoria dei nonviolenti, ho sempre temuto che il referendum fosse
un'iniziativa avventata, soprattutto quando ho visto che il governo, i partiti
di sinistra e le Chiese, spendevano le loro forze con grande avarizia, mentre i
mass-media, gli industriali, i
terratenientes e molti borghesi levavano con furia il vessillo "democratico" del diritto assoluto e
fondamentale a provvedere personalmente alla
propria difesa.
Avevo
purtroppo visto giusto: i referendari sono stati sconfitti. E tuttavia i Sì
all'abolizione del commercio delle armi
sono stati 32 milioni: una gigantesca forza di pace, la quale mostra come
grandi appelli possano essere accolti almeno da una minoranza nient'affatto
marginale. Perciò bisognerà non dimenticare il problema, preparare una crescita
di sensibilità, dimostrando anche una semplice verità: che fra un delinquente e
un galantuomo armati quasi sempre è il criminale ad essere più veloce ed
efficace.
Com'è avvenuto
altre volte, il Brasile si è rivelato anche questa volta uno straordinario
laboratorio politico in cui si confrontano duramente opposte scelte di civiltà su problemi che sono anche del Nord e dell'Occidente,
ma ancora non evidenti fra noi. Infatti,
scarsa attenzione ha suscitato in Italia, mi pare, il fatto che, negli stessi mesi in cui si svolgeva la battaglia
referendaria brasiliana, negli Stati Uniti l'industria delle
armi - con il sostegno di un Congres-so di cui molti parlamentari devono
l'elezione ai fondi da essa ricevuti - riusciva
a imporre una giurisprudenza secondo la quale nessuna responsabilità può esserle imputata per l'uso dei suoi
prodotti. "Prodotti" è naturalmente un eufemsmo per non dire
strumenti di morte. i quali sono ormai negli "States" vastissimamente
diffusi, come mostrano certi terribili
episodi di cui (ne portiamo tutti
nel cuore l'orribile ricordo) sono protagonisti ragazzi delle scuole medie; e, sempre in Italia andava (e
va) crescendo a vista d'occhio,
soprattutto nelle zone più agiate, la simpatia, talvolta tradotta in
vere e proprie manifestazioni pubbliche
di sostegno, per chi, minacciato nella "roba", non esita a sparare su
rapinatori e su ladri. Che la "roba" possa valere più di una vita
umana non è convinzione soltanto di criminali ma anche di onesti cittadini: e
difatti anche in Brasile la difesa delle armi "private" ha
corrisposto in misura nettissima al reddito medio dei singoli stati.
6
Essere attenti a quanto accade
nel mondo e confrontarlo attentamente con quanto accade da noi, ecco un dovere
da non dimenticare.
ettore masina
31 otrtobre 2005
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