LETTERA 145
febbraio-marzo 2010
ABC elettorale

A come astensionismo

Faccio convintamente mia una nota del mio amico Piero Basso: “So che qualcuno, deluso da precedenti esperienze di governo nazionale, o forse convinto che contro questa maggioranza non ci sia nulla da fare, pensa di restare a casa, di rinunciare al proprio diritto al voto. Sono convinto che astenersi è sempre e comunque sbagliato: perché lasciamo che altri decidano per noi; perché il voto è un diritto che i nostri padri hanno conquistato pagando un prezzo durissimo; perché il messaggio che con l'astensione mandiamo ai nostri avversari è questo: "Siamo stanchi, e per quanti stravolgimenti della Costituzione facciate, per quanti siano i vostri attacchi all'informazione, alla giustizia, all'equità sociale, noi non ci muoveremo".
B come Bagnasco & Berlusconi
Il cardinale Bagnasco e i vescovi italiani sono troppo intelligenti per non capire l’importanza elettorale del loro anatema a proposito della centralità del problema dell’aborto. Essi hanno comunque deciso di farlo, chiamando a raccolta i fedeli e indirizzandoli verso il blocco di destra. Destra per modo di dire, poiché l’aggregazione berlusconiana somiglia sempre di più a un sultanato che a una formazione di democrazia liberale.
Confesso di provare in quanto cattolico una fonda tristezza per questo intervento ecclesiastico: non per ciò che dice ma per “quando” lo dice e soprattutto per ciò che sottintende. L’Italia vive uno dei momenti più difficili e, temo, rischiosi della sua vita democratica. C’è un governo che non solo accetta ma, lo voglia o no, promuove forme di ingiustizia, di demolizione dello stato sociale, di negazione delle speranze dei giovani.. Crescono le nuove povertà, le differenze fra Nord e Sud, le sperequazioni fra ceto e ceto. I problemi della convivenza fra gli italiani e gli stranieri, dei quali la nostra economia e più ancora il nostro futuro demografico hanno disperato bisogno, sono affidati alla generosità del volontariato e alla “cattiveria” che il ministro dell’interno sollecita alle strutture pubbliche. Per la sua predicazione di giustizia il cardinale Tettamanzi viene insultato dal secondo partito di governo. Mentre scrivo, ho davanti a me due notizie che arrivano dal ricco Nordest: un asilo comunale nega l’iscrizione a bambini non-cristiani, un altro dispone che siano nutriti soltanto con un panino imbottito i bambini figli di genitori che non riescono più a pagare la mensa scolastica: beati loro che fanno un pic-nic ogni giorno, fra l’invidia dei compagni. Amnesty International denunzia la vera e propria persecuzione in atto contro i Rom. Dopo il White Christmas abbiamo la Primavera Razzista. E abbiamo un presidente del Consiglio sempre più sovreccitato che tuona ad ogni piè sospinto contro qualunque organo di controllo osi opporsi alla sua pretesa di impunità e ricordi leggi e regolamenti della vita associativa del Paese. È il padrone di un impero editoriale ma non gli basta e provvede a ridurre al silenzio gli avversari con l’arroganza dei ricchissimi. Procura donne agli amici e posti di governo alle sue fan. Il leader del “Partito dell’amore”, del resto, che garantisce ogni tanto al Papa la fedeltà del suo governo ad alcuni princìpi cristiani trascurando tutti gli altri, ha praticamente azzerato la cooperazione italiana con il cosiddetto Terzo Mondo, quando va a Betlemme non si accorge neppure dell’infame muro con il quale i suoi amici israeliani hanno tagliato in due il corpo vivo della Palestina, rilascia sbrigativamente patenti di democrazia a Putin, a Gheddafi, ai piccoli ma feroci dittatori dell’Est europeo. Il Papi di Noemi si congratula con Benedetto XVI per la sua lettera contro la pedofilia. Per conquistare gli elettori, mentre strangola la ricerca scientifica, non esita a offendere il dolore dei malati di cancro e delle loro famiglie promettendo che entro tre anni il suo governo taumaturgico vincerà il gravissimo male. Del resto è lui che racconta barzellette sui malati di Aids e sulla Madonna. Davvero meglio Silvio Berlusconi e i suoi festini che un’onesta non-cristiana ma autentica democratica e di indiscussa moralità come Emma Bonino? E davvero nel mondo complesso, terribile e meraviglioso, corrotto e violento, eroico e luminoso, in cui viviamo, devastato da atroci conflitti, da fami endemiche, da una crescente desertificazione è l’aborto il problema principale e, per così dire, avulso da tutte le altre negazioni della dignità umana, tanto da poter obbligare il credente a scegliere un luogo politico piuttosto che un altro? Temo anch’io che un documento come questo riveli una volta di più l’incontenibile convinzione di alcune curie che una destra priva di moralità sia più pronta a rendere servigi e garanzie alla Chiesa che una sinistra più attenta al bene comune e alla laicità dello Stato.
Io penso –e mi pare di farlo in fedeltà alla dottrina sociale della Chiesa – che spetti ai vescovi la continua riproposizione dei grandi temi della fede e la continua sollecitazione ai cattolici presenti in parlamento perché cerchino di improntare all’etica cristiana, quanto più è possibile, il corpo delle leggi dello Stato, in fecondo dialogo con altre fedi e convinzioni; ma che tocchi poi ai laici scegliere i modi e i tempi di questa attuazione. Sono i laici, infatti, ad avere le competenze politiche necessarie, come dice il Concilio, al “rinnovamento” delle istituzioni. Proprio nel caso della depenalizzazione dell’aborto per cui anche molti di noi cattolici si sono battuti, non sono stati i monsignori ma i laici a ottenere la straordinaria diminuzione del numero delle vittime della clandestinità. E come non vedere, oggi, che l’aborto di un rilevante numero di donne “straniere” è dovuto alla violenza anticristiana del pacchetto delle leggi di polizia voluto dalla destra? Allora, per un credente nella dignità dei figli di Dio, meglio davvero la destra?

B come Bonino
Amedeo Piva, presidente dell'Associazione 360° Lazio, ha scritto a Emma Bonino una lettera aperta che condivido pienamente:

Gentile signora,
molti sono convinti che essere cattolici sia - di per sé - un connotato politico.
Noi no. Noi riteniamo che il nostro essere cattolici riguardi le nostre convinzioni religiose sulle quali fondiamo alcuni valori che vorremmo ispirassero le regole della convivenza sociale e le leggi.
Siamo abbastanza convinti della validità di questi valori da difenderli e sostenerli come possiamo (come peraltro chiunque sia convinto di qualcosa); tuttavia siamo abbastanza “laici” da capire che le regole e le leggi sono frutto di mediazioni che devono tener conto delle convinzioni di tutti.
Essere cattolici dunque, riguarda certamente il nostro impegno politico ma non lo connota a senso unico, piuttosto lo ispira e lo affida alla nostra capacità di mediazione.
Ecco perché siamo aperti a votare per lei che cattolica non è.
Abbiamo fiducia nella sua capacità di tenere distinto il piano delle convinzioni personali da quello della rappresentanza politica di quanti la sostengono e siamo anche sicuri che non strumentalizzerà il ruolo istituzionale che - speriamo! - si troverà a ricoprire come presidente della nostra regione.
Alcune delle battaglie che hanno contraddistinto la sua vicenda politica le abbiamo condivise, altre no; ma abbiamo sempre apprezzato la sua fede nella democrazia e il rispetto delle idee che non condivide.
Preferiamo sostenere qualcuno con cui non condividiamo alcune singole convinzioni, ma la cultura del rispetto delle regole democratiche, della trasparenza e dell’agire solidale; piuttosto che un impianto complessivo che non ci appartiene e ci appare molto più asservito a logiche di potere e di interesse.
La sosterremo con convinzione: siamo certi che con altrettanta convinzione lei rispetterà le nostre convinzioni e i nostri valori.

C come Ciccone
(alle mie amiche e ai miei amici di Roma e del Lazio)
Coerentemente alle mie scelte politiche e ai problemi che la gravità della situazione del Paese mi sembrano proporre voterò la lista di Sinistra, Ecologia e Libertà e darò la mia preferenza a Stefano Ciccone, che conosco e stimo da anni, un vero e proprio amico di famiglia Mi piacciono la sua capacità di lavoro, il so impegno a lavorare per la ricomposizione dell’unità delle sinistre, rifiutando ogni settarismo e paralizzate depressione. Sarei contento che lo votaste anche voi. Lo slogan della sua campagna elettorale è:
SE TI HANNO RUBATO LA POLITICA RIPRENDITELA,
SE NON TI BASTA LA SINISTRA CHE C’È COSTRUISCILA
Parla a questo modo: “Sono ormai dieci anni che ci lamentiamo di come va la politica "istituzionale" e che denunciamo i limiti delle esperienze politiche in campo. Non credo sia possibile nascondere questi limiti ma neanche è utile restare in questa condizione di lamento depressivo e paralizzante. Molti diranno che la politica non è solo in quella dimensione. Che si fa politica fuori dai partiti, nella società, nelle relazioni, nella riflessione politico culturale. E infatti condivido con molte/i questo impegno. Ma sento anche la fatica di iniziative episodiche che non riescono ad avere continuità. Sento il rischio che queste esperienze nella loro separatezza avvizziscano e si impoveriscano. Non c'è un mondo misero della politica istituzionale e un mondo spumeggiante di movimenti sociali e soggettività politiche ricche. C'è un problema comune che riguarda la politica e la qualità dell'agire sociale.
“Non mi ha mai convinto la netta distinzione tra questi due mondi. La confusa e spesso povera evoluzione delle diverse forze della sinistra è figlia di una crisi che riguarda tutti noi. Non possiamo tirarcene fuori attribuendola alle deviazioni di fantomatici “gruppi dirigenti”. Le degenerazioni sono state pesanti ma non esauriscono il problema che abbiamo davanti”.
Stefano è un giovane (ma non troppo: 46 anni) studioso del tema della identità sessuata al quale ha dedicato alcuni libri di grande interesse. Dice:“La scelta di rivendicare la politicità del conflitto tra i sessi e la costruzione di nuove relazioni tra donne e uomini, la scelta di fare della sessualità, delle dinamiche di potere tra i sessi un terreno di conflitto e di ricerca è per me un punto di partenza per reinventare questa politica. Il merito della rivendicazione di una libertà che non sia consumo, di una laicità che non sia astratta rivendicazione di diritti ma ricerca di libertà è strettamente legata alla critica a forme della politica basate sulla delega, l’appartenenza, il leaderismo, la logica amico-nemico che imprigionano anche la politica della sinistra. In questo conflitto tento, con altri di esprimere una politica di uomini che esprima una domanda di cambiamento e libertà. Nessuna delle forze presenti a sinistra si può oggi presentare come la soluzione e il riferimento. C’è Sinistra e Libertà, c’è la federazione della sinistra, c’è la rete@sinistra, ci sono molte esperienze locali. Questo assetto è inevitabilmente provvisorio e in evoluzione. Sinistra e Libertà ha rappresentato (male) una prospettiva basata su tre elementi per me dirimenti: la necessità di innovazione politico culturale, la spinta unitaria e la necessità di una sinistra che si cimenta col tema del governo e su questo sfida l’area più moderata dell’ulivo. Con questo non dico che la federazione prc-pdci sia riducibile ad aggregazione conservatrice. Credo dovremmo superare la tendenza all’insulto reciproco o la tendenza all’insulto contro tutti che è un modo per non fare i conti con i propri limiti e le proprie responsabilità.
“- (…). La sconfitta alle elezioni politiche e alle europee e la conseguente esclusione delle sinistre dal Parlamento non hanno stimolato nessuna “purificazione” o capacità di ripensamento critico. Hanno aggiunto crisi a crisi, hanno privato esperienze di movimento e sindacato di un riferimento istituzionale. Hanno tolto credibilità e utilità a mobilitazioni che non trovavano un dibattito parlamentare su cui incidere. Le elezioni regionali possono rompere questo incantesimo che sembrava rendere impossibile una rappresentanza alla sinistra del PD e riaprire una nuova stagione. In ultimo, ma non in ultimo, credo sia importante ridimensionare il nostro punto di vista. Prima della diffidenza o la pulsione punitiva verso i dirigenti della sinistra, prima della disaffezione per forme e modi della politica che non ci piacciono credo dovremmo ricordare anche l’allarme per quello che è la destra di questo paese…”.
Un altro problema che appassiona Stefano è quello della sicurezza: “Contro la cultura della paura, dice, bisogna ripensare la città e la qualità degli spazi urbani e delle relazioni sociali. La sicurezza di donne e uomini si costruisce con cultura dell’accoglienza,l’inclusione, la valorizzazione delle differenze”. Del resto Ciccone è n veterano del movimento pacifista nel quale si è speso con generosità ed efficienza.
Nato a Roma il 7 Febbraio 1964, il “mio” candidato coordina il Parco Scien-tifico dell’Università di Roma Tor Vergata ed è fondatore dell’associazione e rete nazionale Maschile Plurale, che riunisce gruppi di uomini interessati a pensare sulla propria identità e sui modelli maschili. E’ stato promotore della manifestazione nazionale di uomini contro la violenza alle donne tenutasi a Roma il 21 novembre 2009 a piazza Farnese a Roma.
Oltre a diversi articoli sulle tematiche dell’innovazione e delle relazioni tra i generi, è autore di “Essere Maschi. Tra potere e libertà”, in cui analizza le trasformazioni in corso nel maschile e riflette su temi finora considerati femminili come violenza sessuale, genere, relazioni coi figli, lavoro di cura, prostituzione ed esperienza del corpo.
E’ stato responsabile romano giovani del PdUP fino al 1984, membro del direttivo regionale della Federazione Lavoratori della conoscenza CGIL Lazio, membro della segreteria romana della FGCI dal 1985 al 1990, membro del Comitato Federale del Pci dal 1986 al 1990, membro della segreteria Romana di Rifondazione fino al 1991, coordinatore romano del movimento dei Comunisti Unitari. Membro della segreteria nazionale dell’Associazione per la Pace dal 1984 al 1988.
Buona giornata elettorale
Ettore Masina

 
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