Difendere la famiglia

JESUS, marzo 2007

“Il vero nodo resta culturale e valoriale: la solidarietà, l’etica,  la ricerca della verità, i valori in generale sono in coma nella cultura, nella vita reale, nel  linguaggio mediale.  In particolare in quest’ultimo, circolano in modo distorto e distorcente. Come rianimarli? Come alimentare il senso di comunità e di progettualità? Ne nasce una sfida ai media, alla politica ma anche a quanti sono interpellati dal vangelo della carità. Quella carità che – come si legge in Deus caritas est, la prima enciclica di Benedetto XVI – “deve animare l’intera esistenza dei fedeli laici e quindi anche la loro attività politica, vissuta come “carità sociale”.

Queste parole così gravi  non sono il generico lamento di qualche moralista, di quelli che papa Giovanni definiva “profeti di sventura”, ma la conclusione di un esame documentatisssimo della società italiana, un libro appena uscito da “il Mulino” con il titolo “Vite fragili”. E’ il “Rapporto 2006 su povertà ed esclusione sociale in Italia”, a cura della Caritas Italiana e della Fondazione E. Zancan.

E’ un libro che dovrebbe stare sulla scrivania di chiunque ha responsabilità nella vita della comunità: vescovi e parlamentari intellettuali e preti,  amministratori locali di qualunque dimensione, perchè il rapporto indica, con la precisione di statistiche inoppugnabili, come i meccanismi di esclusione ( ma si potrebbe anche dire: di espulsione) sono presenti in tutte le realtà collettive; ed essi sono altrettanti attacchi non  soltanto alla vita fisica delle vittime ma anche alla loro dignità.

Ma c’è di più. Il Concilio ci ha insegnato che “La Chiesa riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo Fondatore”. E’ il Cristo dunque che viene scacciato dai luoghi in cui non solo progettiamo il futuro ma anche da quelli in cui cerchiamo di assicurarci sicurezza e agiatezza. E questo significa che siamo tutti chiamati in causa, quelli  di noi che osiamo dirci cristiani.

La Chiesa, la comunità dei credenti ha due possibilità, come sempre, davanti a sé: o chiudersi come una  fortezza assediata o aprirsi come una mensa festosa che fa posto a tutti e tutte, mostrando loro la ricchezza del vangelo, della carità del Signore, della fraternità, della pace, della speranza fondata sull’amore: mostrando, insomma, la felicità e la libertà  che Gesù è venuto a donarci.