TEATRO PER MINORENNI & GENITORI
JESUS, giugno 2010
Adesso che l’anno scolastico è finito e si può tentare un bilancio di certe esperienze di genitori o (è il mio caso) di nonni virtuosi, vorrei, come direbbe il Manzoni, “sciogliere un cantico” a una categoria di insegnanti che considero di grande importanza. Il mese di maggio è il trionfo delle loro fatiche: dovunque ci sia un piccolo teatro o una grande sala, centinaia e centinaia di bambini/e e di ragazzi/e, migliaia di genitori e di genitori di genitori sono coinvolti in una vera e propria stagione teatrale. Nessun attore di grande nome ha mai ricevuto tanti e tanto rumorosi applausi quanto questi scolaretti che sino a poco tempo prima portavano il grembiulino o studentesse che appena fuori di casa si mettono l’ombretto sulle palpebre. Ondate di entusiasmo salutano i registi ( che più spesso sono registe) e le platee si svuotano molto lentamente perché intere famiglie si soffermano a scambiarsi minuetti di reciproche congratulazioni per le performances dei rispettivi figli e figlie.
Essendo ormai di veneranda (si fa per dire) età, sono in grado di fare qualche paragone con le rappresentazioni scolastiche di tanti anni fa, e penso che quelle odierne siano assai migliori. Non è soltanto che la tecnologia ha fatto passi da gigante e dunque luci, suoni, scenografie sono di livello assai più alto di quelle di un tempo ma anche che i neo-attori sono bambini che al cinema e televisione hanno assistito a molti spettacoli e dunque imparato una mimica assai meno impacciata nella quale ci esibivamo io e i miei coetanei, e, anche, hanno perso le più fastidiose cadenze dialettali; e non è soltanto che la scelta dei testi è quasi sempre buona. Quelle che mi sembrano particolarmente importanti sono la ricchezza del linguaggio e la lotta a un divismo in erba. I nostri bambini e più ancora i nostri ragazzi sembrano spesso ridotti dalle tecnologie moderne a una crescente povertà di linguaggio. Telefonini e Facebook sono cattivi maestri, suggerendo una comunicazione interpersonale povera di vocaboli, e spesso poverissima di contenuti. Gli utenti sembrano diventare incapaci di esprimere con ricchezza, o almeno adeguatamente, le loro emozioni, così importanti nei rapporti interpersonali. I testi teatrali proposti hanno dunque una grande importanza culturale anche da questo punto di vista. Altrettanto importante mi sembra una radicale riforma delle rappresentazioni, proposta, credo, dal movimento scoutistico. Nel corso di uno spettacolo, gli interpeti dei ruoli principali cambiano più volte, così come hanno parte più rilevante di un tempo le scene collettive: danze, cori etc. La rappresentazione perde forse qualche eleganza ma un gioco di squadra sostituisce la possibile ( e una volta marcata) produzione di odiose mini-primedonne e piccoli narcisi. Vi sembra poco?