DIVIETI E STUPIDITÀ

JESUS agosto 2009

Mi capita ogni tanto di sorridere ripensando a un cartello di “divieto”, letto tanto tempo fa in Brasile. Stava piantato su una riva delle immense cascate di Iguaçù, uno dei luoghi della Terra in cui la natura rivela  maggiormente la sua forza vitale. Un  grande  fiume vi precipita  con salti di setanta-ottanta metri, ma la “Gola del Diavolo” di metri ne misura addirittura 275. Il frastuono è impressionante, ma ancora più terribile è la violenza delle acque: talvolta esse sembrano figurare enormi colonne, talvolta giganteschi  muraglioni; impetuose ondate si abbattono sulle rive, gorghi micidiali  si accompagnano a vortici che paiono immense bocche spalancate per inghiottire il mondo intero. Ai margini di questa liquida apocalisse, il cartello avvertiva: “Divieto di balneazione”.

Follìa? Scherzo di qualche buontempone? Ne parlo con un amico nel fresco d’un giardino, una sera; e mi accorgo che questa persona intelligente, onesta, simpatica continua ad attingere sigarette da un pacchetto su cui sta scritto: “Il fumo uccide”.

Quando anch’io ero uno schiavo del tabacco, sui pacchetti delle sigarette quelle scritte minacciose ancora non c’erano ma tutti noi fumatori, senza eccezioni, sapevamo benissimo quali rischi correvamo. Sulle maggiori riviste americane un anziano cow boy dal volto cotto dal sole del West sorrideva virilmente, stringendo fra le labbra una “zighirinata”. Un brutto giorno si seppe che aveva un cancro al polmone, nelle fondine alla cintura non portava più due colt a tamburo ma due bombolette d’ossigeno, senza le quali non poteva camminare. Impiantò una causa legale contro gli industriali del tabacco e non ricordo se la vinse o no; ma ricordo molto bene che dopo un pensiero di pietà per il poveretto e dopo un brivido (niente di più di un brivido) di paura personale, io, e con me centinaia di milioni di persone, continuai a fumare. In  gergo psicologico questo si definisce “controfobia”:  cose del genere possono capitare agli altri ma non a me: e te lo provo accendendomi la ventesima sigaretta della giornata.

Nel mondo cosiddetto civile viviamo circondati di avvertimenti in cui le autorità pubbliche ci ricordano quello che già ci avevano insegnato le madri e i padri nella nostra adolescenza a proposito di certi pericoli e addirittura, perché noi obbediamo, ci minacciano non più due schiaffi ma multe salate o peggio. Forse proprio per questo, per mostrare la nostra libertà e potenza, ci capita di sfidare prudenza e buon senso e lo facciamo al limite della idiozia. Basta vedere la faccia di chi viene arrestato per guida in stato di ebbrezza: poveri bambinoni che  volevano far credere (e credere) di essere  Webber o Barrichello e invece erano soltanto degli sciocchi.