UNA MORATORIA CONTRO LA GUERRA
JESUS, febbraio 2008
E’ follìa pensare che di tutte le moratorie “salva-vita” la più necessaria, la più urgente, la più attuale sia quella per la guerra?Le guerre - decise non solo da dittatori bestiali o  da esponenti  di crudeli ideologie, ma anche da governanti accreditati come uomini rispettabili, democratici e magari, secondo le anagrafi religiose, cristiani “rinati”  (Bush) o in via di conversione al cattolicesimo (Blair) – moltiplicano per mille e mille l’orrore delle condanne a morte, colpendo con certezza milioni di innocenti e quindi devastando il concetto stesso di dignità della persona umana. L’aborto è, prima ancora di ogni altra considerazione, il tragico naufragio di vite femminili ferite da solitudini, crudeltà o immaturità: ma le guerre (soprattutto quelle moderne) sono progettate attentamente da gruppi di potere, catene di comandi, unità di intenti, discipline, ideologie, orgoglioso senso di superiorità. Il condannato a morte e la donna che abortisce vengono considerati schegge della società, fallimenti della comunità; ma i promotori delle guerre e i loro collaboratori siedono con arroganza nei parlamenti o marciano per le strade delle capitali dietro bandiere e fanfare. Eppure chi ha occhi per vedere sa bene quanta ferocia scatenino le guerre, quanta stupidità le governi, quanta inutilità contengano.E’ follìa pensare che nel valutare i candidati gli elettori si facciano guidare dall’atteggiamento che i futuri governanti mostrano nei confronti delle guerre? E’ follìa pensare che il concetto di guerra sia liberato dalle nebbie di definizioni come “difesa della pace”?Nel porre queste domande provocatorie, so bene che alcuni “benpensanti” risponderebbero. “Sì: è follìa”. La storia delle guerre è antichissima, le guerre sono ancora oggi aspetti “normali” della vita della Terra. Auschwitz e Hiroshima sono fumi che il vento degli anni e la morte di noi vecchi vanno disperdendo.L’opinione pubblica comincia a porsi in massa i problemi ecologici. E’ follìa pensare che dovrebbe essere più attenta alle devastazioni originate dalla guerra (il militarismo che la cova, la politica che la camuffa). Esse, dal 1945 in poi, aggrediscono anche il futuro, incidendo nella stessa biologia umana. In Vietnam  nascono ancora, ogni anno, migliaia di bambini mostruosi a causa delle inseminazioni di diossina; in tutto l’Occidente (Italia compresa) muoiono centinaia di soldati avvelenati dall’aver maneggiato proiettili all’uranio impoverito. Ho ancora in mente il grido di quattro vecchi: papa Giovanni, nella sua enciclica Pacem in terris condannava come follìa la guerra nell’epoca della bomba H; il cardinale Ottaviani, prefetto del Sant’Offizio negli anni ’60, solennemente insegnava: Bellum omnino interdicendum, la guerra è sempre da proscrivere; Paolo VI davanti all’assemblea generale dell’ONU supplicava. “Mai più la guerra, mai più!”, e papa Wojtyla levava la voce contro la guerra del Golfo. Folli anche loro?