POESIE FALSE NAVIGANO PER L’ETERE
JESUS, marzo 2008
E’ come un fiume carsico che improvvisamente erompe in superficie: fra i miliardi di messaggi che ogni giorno corrono per l’etere e approdano on line, di quanto in quando compaiono flussi di poesie, che dilagano per miliardi di indirizzi e-mail, ritrasmessi da persone che hanno sentito l’irresistibile bisogno di contagiare del proprio entusiasmo parenti e amici. Spesso quell’entusiasmo circonda documenti falsi o quasi-falsi: ma rimane egualmente un fatto importante.
Cominciò, che io mi ricordi, nell’aprile dell’anno 2000. Si sapeva che García Márquez aveva un cancro, e corse per tutto lo spazio virtuale una specie di suo addio alla vita. Era un testo poetico in cui il grande Gabo si definiva “un pupazzo di stracci” e spiegava come diversa sarebbe stata la sua esistenza, se mai Dio gli avesse donato ancora un po’ di vita. Ci commovemmo a milioni: decine, certamente, forse centinaia di milioni. Per la verità lo stile non sembrava quello del grande “Gabo” (ma si può imporre uno stile a un morente?) e c’era un piccolo mistero: nel finale della poesia si parlava di una “valigia”in cui lo scrittore sarebbe stato deposto. Passarono alcune settimane, poi l’ autore di “Cent’anni di solitudine”, infuriato, fece sapere che: a) era - Deo gratias – guarito, b) avrebbe preferito morire piuttosto che avere scritto un orrore del genere. Si scoprì che la poesia era stata composta da un ventriloquo messicano il quale, come tutti i suoi colleghi, dopo lo spettacolo deponeva il suo pupazzo in una valigetta. Tuttavia, col permesso del Grande Colombiano, la poesia non era affatto orribile.
Poi, nel 2002, furoreggiò on line un “Lentamente muore”, una poesia “di Neruda”, intesa a combattere il conformismo al quale troppi di noi si arrendono. Piacque molto anche a me che la utilizzai in una cara ricorrenza. Rimaneva, anche questa volta, qualche dubbio sull’autore: davvero lo stile non mi pareva quello del grande cileno, tuttavia il testo aveva una sua grazia e un suo vigore. Poi il testo si inabissò in qualche anfratto per riemergere negli scorsi mesi sino a riemergere addirittura in parlamento. Lo ha letto dal suo scranno traballante un ministro. prima di dimettersi e “Lentamente” è stato riprodotto, in quell’occasione, da tutti i quotidiani. Proteste stizzite dei curatori italiani dell’opera omnia di Neruda, indagini approfondite e la conclusione: la poesia è di una da noi sconosciuta brasiliana.
Le poesie “false” continuano a vagare per l’etere, In questi giorni furoreggia sui nostri piccoli schermi una “Danza lenta” che, secondo il messaggio che la accompagna, è opera di una ragazza che sta per morire. Fortunatamente si tratta di una morente di grande vitalità perchè la poesia ebbe già una sua prima “edizione telematica”, cinque anni fa. Comunque anch’essa ci propone una conversione a una vita più semplice. L’ho già ricevuta da più di dieci persone.
Si potrebbero (e, nelle sedi adatte, si dovrebbero) fare più lunghi esami sul fenomeno, che non è privo di inquinamenti, ma una cosa mi pare evidente: c’è un grande bisogno di poesia, nel pubblico, una grande voglia di creatività. Mi domando se noi-Chiesa non dovremmo farcene carico. Il sodalizio Turoldo-Ravasi ha prodotto quel capolavoro che è la traduzione italiana dei salmi. Mario Luzi ci ha lasciato preghiere di altissima tensione. Benedetto XVI è un grande scrittore. Ma dove sono i poeti religiosi di questi nostri anni? Conto e riconto quelli che conosco: mi bastano le dita di una mano.