|
IL PAPA DEL CORAGGIO E DELLA TENEREZZA
JESUS, ottobre 2008 |
Dapprima fu lo sconcerto. In quell’ottobre del 1958 abitavo a Milano, in un condominio di giornalisti. Ricordo ancora le domande dei miei colleghi (e mie) : “Roncalli, chi? Il patriarca di Venezia? Ah, non lo avevo previsto”. Solo il “ Giorno” (merito di Carlo Falconi, grande “vaticanista”) era uscito quella mattina con una profezia: “Valeri, Roncalli o Agagianian”: “Ma non è troppo vecchio?” ci domandavamo, dopo la fumata bianca, e poi, con balda sicurezza, ci rispondevamo: “Ma proprio per questo è stato scelto: per essere un papa di transizione”. Poi fu la simpatia. Quella che Pasolini definì la “festosa figura” di papa Giovanni agganciò subito i cuori, sembrò annunziare una pastorale della tenerezza. Il nuovo pontefice, appena eletto, uscì dal Vaticano, cancellando per sempre il ricordo del papa-re e rischiando, con i suoi giri per Roma, di far morire d’infarto i dirigenti dei servizi italiani di sicurezza. Andò a trovare i ricoverati dell’ospedale del Bambin Gesù e i primi telegiornali ce lo mostrarono come un vecchio nonno dal volto buono che sapeva catturare il sorriso dei piccoli. Forse persino più commovente fu la sua visita ai carcerati di Regina Coeli; per fargli intendere l’affetto con cui si legava al dramma loro e delle loro famiglie non esitò a raccontare di avere visto, da bambino, i carabinieri mettere le manette a un cugino, cacciatore di frodo. Parlò, quel giorno, con il pudore e il candore della piccola Italia contadina da cui era nato, e molti “ criminali” piansero con lui, sentendosi avvolti nell’abbraccio di un padre che non li inchiodava alle colpe del passato. E andò a trovare la gente delle borgate dove al momento della comunione si formavano due file, quella dei “signori” e quella dei baraccati. Disse: “La Chiesa è di tutti e specialmente dei poveri”. La simpatia si trasformò in affetto, poi in devozione. Fu chiamato dalla gente “il papa buono”, ma era molto di più. La sua dolcezza non annullava la forza con la quale sapeva resistere a quelli che un giorno avrebbe definito “profeti di sventura” . In molti – e non soltanto cattolici – cogliemmo questo suo coraggio nel servizio alla verità. Mi disse una volta Dario Fo, grande fustigatore di potenti: “Non ho mai trovato in questa papa il minimo appiglio per una satira”. Non erano passati tre mesi dalla sua elezione che papa Roncalli annunziava ai cardinali sconvolti la decisione di tenere un concilio, cioè di convocare a Roma tutti i vescovi della Terra. Avrebbero, insieme, tradotto le Scritture in un linguaggio più comprensibile all’uomo moderno. E avrebbero mostrato al mondo che la Chiesa condivide le speranze, i dolori e le gioie del mondo. Così cinquant’anni fa cominciò una storia che non è ancora finita. Un vecchio veniva a rendere più giovani le nostre speranze. Chi ha vissuto quella stagione sente ancora la grandezza degli orizzonti che Giovanni XXIII ci ha donato.
|
|