IL MIO GIORNO

Lettera a un collega

Giugno 2007

 

In uno degli articoli compresi in “IL GIORNO:

 Cinquant’anni di un quotidiano anticonformista”

 (a cura di Ada Gigli Marchetti.

Franco Angeli ed.), un collega scrive che

prima di diventare l’informatore religioso di quel quotidiano

 in cui ho lavorato fra il 1957 e il 1969 io sarei stato

 un “cronista giudiziario”. Gli ho scritto:

Caro X, non credo che ti capiterà ancora di scrivere di me - o tutt'al più le poche righe di un necrologio. Però se ti toccasse la triste bisogna, vorrei proprio che tu non mi facessi ricordare come... cronista giudiziario.. Non che in quella definizione ci sia qualcosa di disdicevole, tutt’altro: ma la verità è che mi occupai, come inviato, soltanto di qualche clamoroso processo ( Carlo Dal Re,  la spia di regime. vs Ernesto Rossi, la banda di via Osoppo, il mostro di Pontoglio...),  ma il mio lavoro prevalente fu altro. Fui assunto come vice capocronista, con delega per la "bianca" e ben presto mi trovai immerso (felicemente) in una lotta alla corruzione dei socialdemocratici che governavano Milano, una specie di purtroppo abortita  pre-tangentopoli: interessi personali nella mastodontica Centrale comunale del latte, tangenti sulla semofarizzazione dei grandi viali milanesi, finte cooperative di posteggiatori, abusi nella concessione di pompe d benzina, etc. Questa “Cronaca”, di gran lunga la migliore dei giornali milanesi, era diretta da Enrico Forni e la sua punta di lancia era Giancarlo Galli.

Ben presto passai a fare l'inviato e a occuparmi di inchieste abbastanza importanti, come ricorda Giulio Giuzzi nel suo minisaggio. Ho ritrovato ne “Il Paese mancato” di Guido Crainz notizia di alcune di esse:  sulla riforma della scuola media, sulle migrazioni interne, sul turismo italiano (e francese e svizzero), sul lavoro minorile, sulle sofisticazioni alimentari etc. Tutti temi dei quali l'altra stampa non si occupava. Uno, poi, non lo dimenticherò mai, per la sua singolarità e la difficoltà di raccogliere dati: fu nel 1958 e riguardava la diffusione della tbc fra le vacche della Val Padana, con gravissimi pericoli per i consumatori. Vuoi ridere? Se oggi le mucche della Padania vivono “gioiosamente” (|) all’aria aperta anziché marcire perennemente
stabulate, lo devono anche a me...

Quisquiglie, direbbe Totò, ma tu sei uomo di troppa esattezza informativa perché io non te le esponga.
Sempre per il tuo archivio. Non ho mai detto che prima di me l'informazione religiosa sul Giorno non esistesse. Vero è che era molto saltuaria, discontinua, affidata però a quel grande informatore religioso che fu Carlo Falconi (l'unico, fra l'altro, a prevedere che Roncalli sarebbe diventato papa). Credo che, prima dell'indizione del Concilio, il direttore Pietra avesse cercato di rendere più "regolare" (e forse meno puntuta) la collaborazione di Falconi. Mi mostrò una volta una lettera dell'ex gesuita in cui Falconi scriveva che non accettava di lasciarsi ingabbiare e aggiungeva, con l'audacia di certi timidi, che almeno la gabbia avrebbe dovuto avere le sbarre d'oro. Le cronache vaticane furono "coperte" allora, per un certo periodo, da Filippo Pucci; e poi arrivò il mio momento - e il nostro indimenticabile incontro romano.