RECUPERARE LA SACRALITA’ DEL CORPO |
L’amputato cammina e cammina fra le parallele, guardando ogni tanto con una specie di stupefazione la sua nuovissima gamba artificiale; il ragazzo trapiantato di cuore pedala lentamente alla cyclette; l’ometto che si porta dietro la bombola dell’ossigeno alza ritmicamente i “manubri” da 2 chili; e una signora dai capelli bianchissimi sorride mentre una giovane fisioterapista l’aiuta a riconoscere muscoli che non sapeva più di avere. Mi guardo in giro, in questa bella palestra, e vedo uno spettacolo che mi commuove. L’istituto di riabilitazione Gervasutta di Udine non è soltanto un esempio di buona sanità pubblica ma una dimostrazione di ciò che la scienza e la dedizione di medici e paramedici possono fare per ridare a vecchi e giovani corpi un recupero di forze perdute in seguito a terribili incidenti o a malattie sino a pochi anni fa senza scampo. La frequentazione di questo “laboratorio” che restaura speranze e sorrisi, così come la notizia dell’esistenza di tanti altri (ma sempre troppo pochi!) nel mondo “sviluppato”, mi propone pensieri sull’uso che facciamo (o non facciamo) dei nostri corpi, delle tragedie che nascono da comportamenti dissennati (quante giovani vittime di incidenti stradali o sul lavoro!) ma anche mi richiama alla mente un recente rapporto di Amnesty International sulla diffusione mondiale delle torture. Perché davvero uno dei tanti crudeli paradossi del nostro tempo è che accanto alla medicina che “ripara” i corpi, cresce e diventa sempre più spaventosa, più “raffinata” (anche per l’apporto di medici e di psicologi) la tecnologia del dolore inflitto a persone inermi in nome delle “esigenze dell’ordine pubblico” e magari della “difesa della civiltà”. So bene che questa realtà ci turba, soprattutto quando ci rendiamo conto che ci sfiora (per esempio nelle storie dei tanti profughi politici presenti nelle ondate di “clandestini” che approdano alle nostre coste ; o per inchieste giornalistiche o giudiziarie o di organizzazioni non-governative che documentano la ferocia di agenti di paesi amici del nostro) ma credo che una società democratica dovrebbe più coraggiosamente prenderne atto ed agire strumenti di “riparazione”, possibili e dunque doverosi. Penso anche che un ruolo tutto speciale dovrebbero avere le comunità cristiane. Non dimenticherò mai la sera in cui arrivarono in casa nostra due fuggiaschi da un paese governato da una crudelissima dittatura. Ci mostrarono i segni delle sevizie infertegli dalla polizia e uno di essi mormorò: “Io sono ateo ma sono stato educato religiosamente e mi ricordo che San Paolo dice che il corpo è il tempio dello spirito. A me pare che voi cristiani italiani siate più attenti ai templi di marmo che a quelli di carne”. |