LA BIBBIA E L’ELENCO TELEFONICO
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Oscar Cullman, grande teologo protestante dell’epoca del Concilio, amava dire che un buon cristiano dovrebbe avere la Bibbia accanto a sé quando la mattina legge il suo quotidiano. È, infatti, nella storia in cui è inserita la nostra vita che si esprime la Parola di Dio: essa non ci concede, come qualcuno mostra di credere, di evadere dalla realtà ma ci pone di fronte a scelte di ogni giorno, sul versante dell’amore o su quello dell’egoismo. Da quando sono vecchio, a ogni inizio di anno nuovo mi vien fatto di pensare che dovremmo avere la Bibbia anche accanto alla nostra rubrica telefonica. Credo che siamo in molti a compiere, ogni gennaio, una revisione dell’elenco dei nostri parenti ed amici, e che ogni nome che aggiungiamo, ogni indirizzo che modifichiamo e tanto più ogni nome che cancelliamo ci spingano a meditare i misteri della vita che scorre, talvolta secondo regole immutabili nel tempo, più spesso nell’imprevisto. Quella lista di nomi di persone che ci sono (o ci sono state) care o che comunque hanno (o hanno avuto) con noi rapporti significativi adesso che il computer è entrato quasi in ogni abitazione non richiede più, per essere revisionata, i tempi lunghi di una volta quando occorreva tanta attenzione all’ordine alfabetico e a una calligrafia che rendesse ogni numero perfettamente leggibile; ma diventa inevitabilmente un tracciato della nostra storia personale. Alcuni dei nomi che adesso inseriamo nitidamente dopo averli frettolosamente annotati, a suo tempo, ai margini di qualche foglio, ci regalano un sorriso: sono i nomi di cari giovani che hanno fondato una nuova famiglia o di nuovi amici che abbiamo conosciuto in qualche occasione e ci sono sembrati persone amabili, da continuare a frequentare. Gli indirizzi che dobbiamo correggere ci parlano di trasferimenti (quanto si spostano, oggi, i ragazzi!), spesso, per noi, separazioni dolorose ma, per i protagonisti, realizzazioni delle proprie capacità o liete sfide al futuro: forse l’inizio di un mondo nuovo – e migliore – che noi non vedremo. Ritroviamo in quelle pagine nomi di amici che non incontriamo da anni, neppure telefonicamente; e scopriamo che sono persone verso i quali abbiamo un debito di gratitudine; ci colpisce allora la brutalità con la quale ci aggrediscono la banalità e l’effimero in una società in cui la tecnologia della comunicazione breve, rapida e istantanea (gli sms , l’e-mail e face-book…) serve piuttosto la nostra avarizia di tempo, la nostra pigrizia che la necessità di fare comunità e comunione. E poi ci sono le cancellature. Per noi vecchi doverle inserire, sempre più frequenti ad ogni anno che passa, è un esercizio duro perché ci pone davanti a un consuntivo ben doloroso: se ogni morte di persona cara ci aveva colpito a suo tempo, adesso che dobbiamo fare l’elenco di tutte quelle che la morte si è portata via l’anno scorso ci sembra di vedere un bosco che è stato meraviglioso ma nel quale sono stati operati tagli crudeli, abbattuti alberi – e quanti! - che sembravano senza tempo. Movendoci, pagina dopo pagina, ai margini di queste vite stroncate, di morti talvolta annunziate nel lungo progredire di una malattia, talvolta appena bisbigliate come in un sonno senza incubi, talvolta simili allo schianto di un ramo spezzato, ci domandiamo quando toccherà a noi. È allora che con tremore e sorriso dobbiamo aprire la Bibbia e leggere con quanta misericordia e gioia saremo accolti dal Padre. |