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LOURDES. LA MADONNA E L'ANGIOLETTO JESUS, maggio 2008 |
Quante madonne di Lourdes ho visto, in giro per il mondo: nei giardini vaticani e a Da Nang, nel Vietnam, nel recinto dell' hospedalito , a San Salvador, in cui abitava il vescovo Romero, in una parrocchia di Miami, di cui non ho mai saputo il nome e in una missione dello Zimbabwe in cui i bambini, per fare un regalo di compleanno al loro sacerdote, avevano imparato a memoria l'Ave Maria in italiano... Quante lacrime su volti di ogni colore avevano visto quelle statue o statuette, da cui l'arte è lontanissima ma da cui sembra venire il sorriso d'una madre. Tante piccole Lourdes, dunque. Ma anche quella ingigantita intorno alla grotta di Massabielle è molteplice. C'è quella, un po' ignobile, dei grandi alberghi e di un orrendo suk in cui il sacro viene venduto come armamentario di magia; c'è quella dell'immensa basilica (una delle più brutte del mondo) e c'è quella, generosa, dei brancadiers. I brancadiers portano il nome di quei barellieri che seguivano le armate napoleoniche per raccogliere i feriti; e anche loro, quelli di adesso, raccolgono corpi straziati, ma da sciagure o da malattie; e non per risanarli e rimandarli in guerra, ma per portarli in un luogo in cui la preghiera di tanti miseri sembra gettare ondate di speranza sul mistero del male. I brancadiers spingono carrozzelle, ciascuna delle quali è una cella di preghiera, di singhiozzi e talvolta di disperazione. Esistono tante Lourdes quanti sono i pellegrini che vi approdano, perché ognuno ha una storia da porre accanto a quella di Bernadette. Io penso spesso a quella di Angiolino. Angelo era il nome che i preti lombardi d'un tempo proponevano ai genitori quando dovevano battezzare un bambino deforme: Angelo per ricordare che quella creaturina era misteriosa presenza del Signore e dunque le si doveva accoglienza e dignità. Angiolino era un nano. Aveva una bellissima testa da uomo, con occhi dolci e coraggiosi ma il corpicino era deforme e lui faticava a camminare. Quando pioveva, sotto l'ombrello sembrava un fungo; ricordo la sua gioia quando riuscì a farsi confezionare un impermeabile col cappuccio. Era un grandissimo lavoratore: appollaiato su un altissimo sgabello (era penoso vedere i suoi sforzi per salirvi), scriveva a macchina, velocemente, le lunghe liste di indirizzi per gli abbonamenti di un giornale. Un giorno compresi che si era innamorato, di una giovane impiegata che lavorava in un ufficio accanto al suo. Lei non capiva e scherzava con lui, come si può fare con un bambino. Succede spesso – me ne accorsi allora - che la gente tratti le persone secondo la loro statura. Vedemmo in quel periodo Angiolino chiudersi in un silenzio che, al ricordo, mi sembra nobile e coraggioso, ma anche disperato. Poi, un giorno, si iscrisse a un pellegrinaggio a Lourdes. Tornò sorridendo e vi ritornò ogni anno. Non so cosa chiedesse alla Madonna, ma a me parve che lei, ogni anno, lo consolasse. Forse gli parlava di un amore più grande, forse chissà. |
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