...Tra i miei ricordi brenesi più belli ci sono quelli delle vendemmie. Nel giorno prefissato, la zia Erminia, vedova da cinquant’anni di un mite farmacista e piccolissimo proprietario terriero, deponeva la sua vecchiaia come se fosse uno scialle inutile sotto il sole, e col suo bastone scendeva il viottolo che dalla piazza del Mercato portava all’Oglio; attraversava senza paura l’ondeggiante passerella sospesa sul fiume, poi, giunta sull’altra riva, cominciava a salire con eroica lentezza un impervio sentiero e, dopo un paio d’ore, giungeva a Montepiano: luogo praticamente a picco su quella strettoia nella quale i Camuni sbarrarono, per 17 anni, il passo alle legioni di Augusto (altro che i fucili di Bossi!). Dall’alto si vedeva Breno e ne arrivavano non solo il suono dei campanili ma persino un’eco lontana di voci e, più, di grida di bambini.
A Montepiano c’era una vecchia piccola casa fatta costruire dal farmacista. Due stanzette: una cucina e una camera da letto nel caso che i signori, dopo un pic-nic, volessero ristorarsi da qualche grevità gastronomica. Da anni e anni nessuno vi prendeva sede, neppure transitoria. Ragni e gechi carezzavano mobili vecchi, bicchieri e piatti scompagnati, alzate di gesso che contenevano ancora qualche noce che ci si polverizzava fra le dita se osavamo raccoglierla. Ricordo che su una parete stava un quadretto su cui qualcuno aveva ricamato un’orrenda poesia, dedicata al luogo da un ospite: una vaga memoria mi suggerisce: un direttore didattico nel 1901. Ero ancora un bambino ma già capivo che quei versi erano retorici e dunque sciocchi. Questa consapevolezza mi sorregge nel mandarti qualche mia poesia: non può essere peggiore di quel documento della belle époque.
A Montepiano c’era inoltre una piccola cantina e c’era un fienile. Penso ci fosse qualche abituro per i contadini ma non me ne ricordo. Io ero della razza dei padroni.
I miei antenati (l’ho letto nelle memorie di uno storico locale) erano famosi in Valle per le cure spirituali che dedicavano ai loro contadini, esigendo (anche con severità; ecco da dove viene il mio talebanismo!) che uomini e donne non dimenticassero mai le leggi di Santa Romana Chiesa e l’obbligo delle devozioni liturgiche. Perciò la raccolta dell’uva si interrompeva a mezzogiorno per la recita dell’Angelus, intonato dalla zia Erminia, ai tocchi di campana che salivano da Breno. Padrona e perciò sacerdotessa, di nuovo, all’Ave Maria, la buona vecchia guidava il Rosario, guardando con severità i maschi renitenti e le ragazze che ridacchiavano ai margini della piccola folla.
Poiché la vigna era esigua, a questo punto la raccolta dell’uva era finita, si cenava, ci si riposava un po’ e alla fine c’era la spremitura dei grappoli. Zia Erminia non partecipava alla cena. Se ne andava (io con lei) subito dopo il tramonto. Neppure gli altri padroni, negli altri “fondi”, restavano con i paesani. Quelle sere appartenevano, per qualche remota consuetudine, ai contadini. Intuivo – ed ora so con certezza – che in quelle ore Cristo mitemente cedeva il posto a un bonario Dioniso. E lamento di non essere stato ammesso ai suoi misteri.
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Sono nato in settembre, vendemmiavano
A Montepiano, la zia Erminia disse.
“Preghiamo perchè cresca bravo e buono”,
Mansuetamente dissero il rosario
I contadini, riprendendo fiato.
Pensavano: un padrone vale l’altro
Non sarà meglio lui dei genitori.
Pensavano; coraggio che va via,
Dette le litanie, la vecchia strega.
Pensavano: c’è il mosto da pigiare,
fatica lieta nel chiaror lunare,
gioia di nude gambe da ammirare.
Quando fu notte li raggiunse in sogno
La campana che annuncia l’agonìa.
Suonava lenta, quasi accompagnando
L’ansimare d’un vecchio per la via.
L’udi la sposa che dormiva accanto
Al suo uomo, sul fieno. E disse: “ancora”.
Ammutolì per loro la campana,
lei sollevò ridendo la sottana.
2
... Vuoi sapere i miei sentimenti postelettorali? Beh, io ho la testa dura dei montanari. Senti un po’.
Sogni
Penso che i sogni siano come i cani:
vecchi, bisognerebbe rottamarli,
darli via, cambiarli
con vigorosi cuccioli.
Ma i vecchi sogni sono come i cani.
Capissero che cosa stai per fare,
alzerebbero il muso mitemente
a fissarti con occhi innamorati,
vecchie bestiacce che non puoi tradire.
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