MEGLIO I PELI SUPERFLUI

Jesus giugno

Forse bisogna proprio stare negli avamposti della solidarietà per cogliere le assurdità (avevo scritto: atrocità, ho corretto, ma contro voglia) del mondo in cui agiatamente viviamo. Chiara Castellani è una dottoressa che sta a Kimbau, nel Congo, unico medico in una zona grande quanto il  Belgio. Ci sta, credo, da una quindicina d'anni, dopo avere lavorato in Nicaragua e in Mozambico. In origine era ginecologa e le piaceva far nascere bambini; adesso fa "di tutto". Anni fa, in un incidente stradale (se quelle del Congo possono chiamarsi strade) ha perso il braccio destro. Il governo italiano l'ha fatta trasportare in patria. Pochi giorni dopo il ricovero, sono andato a trovarla al Policlinico Gemelli di Roma. Mi ha spiegato che aveva tanto da fare: abituarsi a scrivere, a tenere uno stetoscopio, a pettinarsi con la mano sinistra. "Ed è sempre in giro a consolare chi si lamenta" protestavano, ma ammirate, le infermiere.

Con la sinistra e una vecchissima macchina da scrivere continua a mandare lettere ad amici ed amiche. I tasti sono ormai deformati dal'uso ma il contenuto è chiarissimo. Lei confessa che vorrebbe scappare cento volte al giorno, tanto è insostenibile la miseria e il dolore che la circondano. Dice che cento volte al giorno prega: "Dio,  se esisti, aiutami". Questa fede inquieta l' aiuta a resistere, anche se il sangue che macchia il suo camice non è solo quello della camera operatoria. La zona in cui vive è infatti "conflittiva". significa uccisioni, violenze, saccheggi, stupri.

Quando arriva una lettera di Chiara, noi cerchiamo di non farci trovare, perché è come una mano forte (la mano che lei non ha più) che ci afferri una spalla e la scuota. Lei ci vuole bene ma ci vede dal Congo, questo luogo dove muoiono persone senza diritti e senza speranze, e ci mostra dove viviamo noi, in un mondo che assassina le speranze e schiaccia i diritti. Qualche volta penso che le parole di questa donna coraggiosa, con il suo sorriso di ragazza, sono identiche a quelle di Martin Luther King. "Vi prego di indignarvi ogni giorno".

Nella lettera che è arrivata giorni fa, Chiara scrive: "La malattia del sonno uccide 70.000 persone ogni anno, 300.000 sono i nuovi casi. E' una morte lenta e dolorosa causata dalla necrosi delle cellule celebrali. Esiste un farmaco efficace nella cura della malattia, l'efloritina, ma non è più disponibile da anni. In Congo sono costretti a curare i malati con l'Arsenol, un derivato dell'arsenico, che nel 2% dei casi uccide il malato. Leggo su "The Medical Letter" che l'efloritina si è rivelata efficace nella cura dei peli superflui e quindi è diventata la base di una crema per l'eliminazione dei peli facciali. Negli Stati Uniti un tubetto da 30 grammi costa 42 dollari".

E Chiara dice: "Non è soltanto dolore quello che si prova a vedersi morire sotto gli occhi una persona per la mancanza di un farmaco che potrebbe salvare delle vite e per pure ragioni economiche viene utilizzato solo per fini estetici. Al dolore si aggiungono la rabbia e la frustrazione".

Questa è la legge del Mercato che ci viene presentata dagli economisti come sacra e intoccabile. Apro la Bibbia e leggo: "Canticchiano al suono dell'arpa, (…), bevono il vino in larghe coppe, si ungono con gli unguenti più raffinati (…) ma cesserà l'orgia dei buontemponi". Parole gridate 2800 anni fa. Spero che non siano più valide: