Il diavolo, mio fratello

RNOTES, febbraio 2004

Quando abitavo in Libia, a Derna, il diavolo stava sotto il mio letto. Lo so bene perché una notte mentre io dormicchiavo sul bordo del materasso, lui, da sotto, allungò una mano e mi diede uno schiaffo. Quando io gridai, mia madre venne a vedere: la mia guancia non aveva segni, lei rifiutò di chinarsi a guardare colui che stava nascosto. Per un bel po', rannicchiato sull'altro lato del letto, stentai ad addormentarmi; ma capii che se n'era andato, spaventat anche lui dal mio grido d'allarme. Due anni più tardi, abitavo nel Nord Italia e il diavolo (quello di Derna o un altro, non lo so) stava nascosto in un grande armadio che fronteggiava il mio letto. Di giorno l'armadio conteneva abiti della famiglia, un rassicurante buon odore di canfora e di naftalina, ma, la sera, mentre  mi addormentavo, pensavo: lo so che adesso c'è lui, da un momento all'altro lo sportello si aprirà di botto e lui scatterà fuori, con un'orribile risata. Non successe mai ma ero certo che sarebbe successo, prima o poi. Forse che non me lo meritavo?

Credo che il diavolo abbia una  sua parte nei ricordi infantili dei miei coetanei cattolici. Installata nella nostra animuccia da preti insinuanti, suore infervorate, madri che preferivano parlare di lui invece che del ba-bau, poiché ormai eravamo "grandi". quest'antitesi del buon Gesù (anzi: questo suo persecutore) aveva una funzione (dis)educativa che entrò a far parte della nostra religiosità. Più tardi la prima Lettera di Pietro me ne avrebbe fornito un'immagine suggestiva: "Tamquam leo circuens , quaerens quem devoret: è come un leone che si aggira intorno a noi, cercando di divorare qualcuno".

Giovanni Franzoni, uno dei maggiori esponenti del cosiddetto dissenso cattolico, ha esattamente la mia età ma non indugia nelle memorie puerili. Raccoglie invece, nel bel libro che Rubbettino sta per ristampare "Il diavolo, mio fratello", una lunga serie di maschere del Grande Personaggio, ne indaga, con la cultura del biblista di razza, le origini, scandaglia la sua presenza negli inferni terreni, segue Jung e Moltmann per cogliere il principio di dualità e arriva a una conclusione sorprendente. Il diavolo è, di fatto, per noi, l'essere percepito come diverso e dunque minaccioso; è, nell'Israele dei tempi del Cristo, l'eretico, il Samaritano; ma questa ("Tu sei un samaritano") è per l'appunto l'accusa che i "buoni", i "puri", rivolgono a Gesù. Dunque il diavolo è Gesù?

Domanda che riflette l'assurdità dei fondamentalisti e spalanca una finestra di misericordia sulla spaventosa storia dell'umanità e della Chiesa in cui, a milioni, i poveri diavoli furono posti in croce.