Jesus, gennaio 2005
Chiedo scusa alle gentili lettrici e ai lettori se questa volta dedico il mio bloc-notes a un festoso evento famigliare: il nostro terzo figlio si sposa con una ragazza che mia moglie ed io abbiamo già imparato ad amare: intelligente, graziosa, generosa e simpatica. Perché parlare in pubblico di un avvenimento del genere, dopo tutto intimo e certamente non di importanza planetaria? Perché, a me pare, si tratta di un caso abbastanza interessante. Cecilia, la nostra nuova nuora, è argentina e discendente, come tanti suoi connazionali, da famiglie italiane. Il suo cognome, benché storpiato lungo i centoquarant'anni di immigrazione nell'America Latina di lingua spagnola, rivela questa ascendenza; le sue nonne non conoscono più l'italiano ma parlano fra loro in piemontese; nelle feste grandi cucinano la "bagna cauda". Nonostante la sua nazionalità, però, Cecilia non è nata in Argentina ma in Germania, dove il padre frequentava uno stage post-universitario.
E non basta: gli sposi non si sono conosciuti né in Italia né in Argentina né in Germania. Si sono incontrati per la prima volta ad Hanoi, Cecilia v'era andata per un master. Pietro è diventato il suo tutor: Professore in una università danese, stava realizzando per conto dell'Unione Europea una ricerca sui bambini di strada vietnamiti. Italia, Argentina. Germania, Danimarca, Vietnam: cinque paesi per una storia d'amore…
Contrariamente a ciò che qualcuno può pensare, NON racconto questa vicenda perché la trovo singolare; al contrario, la cito per dire che sta nascendo una generazione di cittadini del mondo globalizzato, che sembra avere le sue radici non piantate nell'humus delle tradizioni ma, come accade per quelle di certe grandi piante africane, esposte al vento. E' ormai un vero e proprio popolo con un suo linguaggio gergale (per lo più anglo-americano: stage, master, tutor…) e un'identità in continua costruzione, un popolo di giovanissimi che si spostano a seconda delle offerte di lavoro o delle possibilità di formazione professionale, con una disinvoltura, almeno apparente, che contrasta quasi drammaticamente con il bisogno di stabilità di noi anziani
Il trisavolo di Cecilia compì un' impresa drammatica, viaggiando dalle montagne del Cuneense alla pampa umida in cui si installò. Era l'anno 1860 e i lunghi viaggi oceanici erano un'avventura in cui non pochi passeggeri perdevano la vita. Il ricordo di questi italiani poveri e delle loro traversie dovrebbe farci guardare con rispetto e solidarietà agli emigranti che cercano fra noi pane e speranze. Pietro e Cecilia sono ben più fortunati, grazie alla loro cultura adatta al mondo globalizzato; ma anche la loro storia pone gravi problemi: quali tradizioni porteranno con sé, con quali, estranee, dovranno misurarsi? Saranno, le inevitabili commistioni che ne nasceranno, più ricche di speranze? Comporranno per loro più chiare felicità? E la Chiesa, sarà la Chiesa capace di radunare questo popolo che muove da un confine all'altro della Terra?