Ebbene, Pera: il meticciato avanza!
JESUS ottobre 2005

Più uno viaggia per l'Italia, più si convince di essere nato nel più bel paese del mondo; e le Marche sono una delle regioni che maggiormente confermano questo giudizio. Non avevo mai sentito parlare di Petritoli e ci sono capitato quasi per caso in occasione di una straordinaria (e vorrei dire: geniale) festa del volontariato, organizzata dalla Tavola marchigiana dell'Economia solidale. È un borgo antico, già vitale nel X secolo, poi ingrandito intorno a tre castelli, a picco sulla magnificenza della Val d'Aso e a pochi chilometri dal mare di Porto San Giorgio. Un delizioso minuscolo "Teatro dell'Iride" parla dell'antico amore della popolazione per la musica lirica, che è sempre segno di civiltà. Nelle sue belle case di "cotto", lo stile architettonico che domina la terra marchigiana, a Petritoli abitano 2500 persone che mantengono il paese pulito come un salotto e senza stravolgimenti di cattivo gusto; ma soprattutto conservano una cortesia che altrove sembra esausta e un amore senza sdolcinature per la storia del loro paese; che è storia di solidarietà e perciò vale la pena di essere conosciuta, in tempi tanto difficili per chi crede nella fraternità umana..

Il sindaco Achille Maccaferro, un medico con cui condivido l'amore appassionato per Pablo Neruda e col quale, dunque, è amicizia a prima vista, comincia a raccontare: "Nel 1917, dopo la rotta di Caporetto, gran parte delle popolazioni venete fuggì davanti all'invasione austriaca…". So di che parla: mio padre, che come militare era rimasto coinvolto in quella tragedia, narrava spesso di quella povera gente che aveva perso tutto, dispersa e affamata: i soccorsi erano stati caotici, i profughi, frettolosamente avviati verso asili improvvisati, taluni deportati lontanissimi dalle loro terre, qualcuno sino a Napoli… "Quasi duecento persone di un comune del Trevisano, Vidor, - continua Maccaferro - arrivarono a Petritoli. Il nostro paese era svuotato di giovani, chiamati alle armi; molti di essi erano morti o feriti, le ristrettezze economiche erano grandi. Tuttavia Petritoli seppe stringersi in un abbraccio colletttivo a quei miseri. Addirittura ospitò ufficialmente l'Amministrazione di Vidor. Nella storia della burocrazia italiana questo fu forse l'unico caso di un sindaco e di un consiglio comunale le cui ordinanze portavano nella data il nome di un paese che non era il loro.". Il segno di questa generosità rivive nel gemellaggio che ancora unisce i due comuni,

Più tardi, a sera inoltrata di una giornata ricca di emozioni, mi siedo su una panchina accanto all'imponente Porta Petrosa. Mentre leggo un giornale, tre ragazzini vengono a sedersi accanto a me. Immerso nella lettura, li guardo appena, con la coda dell'occhio, ma li sento chiacchierare fittamente nel bel dialetto, marchigiano. A un tratto cominciano a litigare, ma ridendo; allora mi volto, da bravo nonno, per mettere pace, se ce n'è bisogno; e scopro che soltanto uno dei tre è - come dire? - un "locale"; un altro è un africano ("sene-galese" mi spiega) e un terzo, marocchino. Con (o senza) il permesso di chi blatera di pericolo del meticciato, a Petritoli, e certamente in tanti altri luoghi come Petritoli, la storia, a Dio piacendo, continua.